Numana – Offriva sesso a pagamento il Centro estetico Asia relax

Arrestata per favoreggiamento della prostituzione la titolare cinese. Fra i clienti alcuni personaggi noti in zona e nella provincia dorica

Numana – Le indagini dei carabinieri, agli ordini del comandante maresciallo Alfredo Russo, andavano avanti dal giugno scorso. Osservazione, controlli e pedinamenti hanno portato alla denuncia in stato di libertà di una cittadina cinese: Y.B., nata in Cina nel 1966, residente a Porto Sant’Elpidio (AP), coniugata, imprenditrice, pregiudicata, in regola con il permesso di soggiorno.

Numana – Controllo del centro estetico Asia relax di Numana da parte dei carabinieri

Il reato: “Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione”. Dalle indagini è emerso che la predetta maitresse, titolare dell’impresa individuale “Centro estetico Asia relax” con sede in Numana (AN), frazione Marcelli, dal mese di dicembre 2016 e fino a ieri ha favorito, all’interno dei locali del centro estetico, la prostituzione della connazionale M.C., nata in Cina nel 1975 e residente ad Oristano.

Le indagini hanno individuato una folta schiera di clienti di ogni età, fra i quali alcuni insospettabili personaggi noti in zona e nella provincia dorica.

La maitresse è stata smascherata definitivamente grazie all’intervento di un carabiniere della stazione numanese che si è introdotto nei locali del centro estetico fingendosi un cliente. Potendo così testimoniare le responsabilità penali dell’imprenditrice del sesso.

La successiva perquisizione al domicilio della maitresse produceva il sequestro preventivo della somma complessiva di 2 mila euro, costituente l’incasso serale ed i proventi del meretricio, di 4 carte di credito, 2 telefonini cellulari per i contatti e gli appuntamenti, nonché materiale vario per gli incontri sessuali.

Il sequestro preventivo è stato esteso al locale adibito a centro estetico, sul quale sono stati apposti i sigilli. Era locato dalla citata Y.B. ma risulta di proprietà di una signora osimana 51enne.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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