Numana – Gran polverone per la frana della falesia

Il crollo di un costone di roccia nel Parco del Conero è avvenuto in un tratto di costa già interdetto da tempo ai bagnanti

Numana, 4 giugno 2018 – Il crollo di una porzione di falesia lungo il litorale tra Sirolo e Numana, avvenuto ieri pomeriggio nei pressi della spiaggia del Frate, ha prodotto solo un gran polverone. In tutti i sensi. Questa mattina la maggior parte dei quotidiani riportavano titoloni da tragedia sfiorata. In realtà, già da tempo l’area interessata era stata interdetta ai bagnanti proprio perché a rischio frane.

Numana – Il polverone prodotto dal crollo di un costone di roccia nei pressi della spiaggia del Frate (foto Luigi Rubini)

Ieri, la motovedetta della Guardia costiera intervenuta sul posto aveva accertato che nessuno era stato coinvolto. E che non ci fossero pericoli è dimostrato dal fatto che nessuna spiaggia è stata chiusa o evacuata. I bagnanti hanno continuato a prendere il sole. Certo, lo spavento c’è stato perché il boato accompagnato dal gran polverone seguito al crollo della roccia ha fatto la sua parte scenografica, ma chi frequenta quelle zone conosce bene la realtà della costiera.

I toni allarmistici utilizzati da certi media nell’annunciare il fatto, nonostante fossero a conoscenza che nulla era accaduto, ha dato la sensazione della ricerca della notiziona a qualunque costo. Titoloni che parlavano di tragedia sfiorata sono sembrati un po’ fuori luogo, dal momento che frane del genere avvengono con periodicità e le aree interessate siano segnalate e sbarrate.

Bravi i bagnanti, comunque, a rispettare i divieti di transito, di ormeggio e di balneazione in quella zona, da tempo interdetta da ordinanze dei Comuni di Numana e Sirolo e della Capitaneria di porto di Ancona.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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