Numana – Giovane torinese in vacanza ruba cellulare al bagnino.

Incastrato dalle immagini delle telecamere e dal pronto intervento dei carabinieri

Numana – Il bagnino ucraino 21enne dello stabilimento balneare Crazy Beach di Marcelli, aveva lasciato in carica il suo cellulare Samsug S6 all’interno di una cabina. Quando è tornato a riprenderlo non l’ha più trovato.

Un modello del cellulare Samsung S6

È successo ieri pomeriggio intorno alle 15.30. Subito è scattata la denuncia ai carabinieri che, come prima mossa, hanno provveduto ad acquisire copia del filmato estrapolato dalle telecamere dello stabilimento balneare: quelle immagini avevano catturato le sembianze dell’autore del furto.

Il bagnino, nel fare ritorno allo stabilimento dopo aver verbalizzato il furto, ha individuato l’autore del crimine che, insieme ad un ragazzo e a una donna, si stava allontanando a bordo di una Ford Fiesta. Avvisati prontamente, i carabinieri sono accorsi sul posto riuscendo ad intercettare la Fiesta all’altezza di Numana.

La successiva perquisizione degli occupanti faceva rinvenire il cellulare rubato nella tasca dei pantaloncini del giovane ladro (ripreso anche dalle telecamere del lido), identificato per B. G., nato e residente a Chieri (TO), classe 1997, celibe, studente, incensurato.

Dai successivi accertamenti emergeva che il giovane ladro, il fratello e la madre, si trovavano in Numana per trascorrere una settimana di vacanza.  Il telefonino rinvenuto, del valore di circa 600 euro, è stato così restituito al legittimo proprietario, mentre il giovane torinese è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Ancona in quanto responsabile del reato di: “Furto aggravato”.

Contestualmente, è stata inoltrata a suo carico la proposta per l’irrogazione della misura di prevenzione del Foglio di via obbligatorio per 3 anni dai Comuni di Numana e Sirolo.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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