Numana – Giovane torinese in vacanza ruba cellulare al bagnino.

Incastrato dalle immagini delle telecamere e dal pronto intervento dei carabinieri

Numana – Il bagnino ucraino 21enne dello stabilimento balneare Crazy Beach di Marcelli, aveva lasciato in carica il suo cellulare Samsug S6 all’interno di una cabina. Quando è tornato a riprenderlo non l’ha più trovato.

Un modello del cellulare Samsung S6

È successo ieri pomeriggio intorno alle 15.30. Subito è scattata la denuncia ai carabinieri che, come prima mossa, hanno provveduto ad acquisire copia del filmato estrapolato dalle telecamere dello stabilimento balneare: quelle immagini avevano catturato le sembianze dell’autore del furto.

Il bagnino, nel fare ritorno allo stabilimento dopo aver verbalizzato il furto, ha individuato l’autore del crimine che, insieme ad un ragazzo e a una donna, si stava allontanando a bordo di una Ford Fiesta. Avvisati prontamente, i carabinieri sono accorsi sul posto riuscendo ad intercettare la Fiesta all’altezza di Numana.

La successiva perquisizione degli occupanti faceva rinvenire il cellulare rubato nella tasca dei pantaloncini del giovane ladro (ripreso anche dalle telecamere del lido), identificato per B. G., nato e residente a Chieri (TO), classe 1997, celibe, studente, incensurato.

Dai successivi accertamenti emergeva che il giovane ladro, il fratello e la madre, si trovavano in Numana per trascorrere una settimana di vacanza.  Il telefonino rinvenuto, del valore di circa 600 euro, è stato così restituito al legittimo proprietario, mentre il giovane torinese è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Ancona in quanto responsabile del reato di: “Furto aggravato”.

Contestualmente, è stata inoltrata a suo carico la proposta per l’irrogazione della misura di prevenzione del Foglio di via obbligatorio per 3 anni dai Comuni di Numana e Sirolo.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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