Mons. Angelo Spina fa tappa a Numana

Nel giorno della sua entrata ufficiale al Duomo di San Ciriaco. Prende il posto del cardinale Edoardo Menichelli

Numana – Oggi pomeriggio, accolto dal sindaco Gianluigi Tombolini e dal sindaco di Sirolo Moreno Misiti, Numana ha avuto il grande onore e piacere di dare il caloroso benvenuto al nuovo Arcivescovo della Diocesi di Ancona S.E. Mons. Angelo Spina che prenderà il posto di S.E. Cardinale Edoardo Menichelli.

Numana – Il sindaco Gianluigi Tombolini, quello di Sirolo Moreno Misiti e S.E. Mons. Angelo Spina

Proveniente da Loreto, Mons. Spina prima di imbarcarsi su una motovedetta della Capitaneria di Porto che lo avrebbe condotto al porto di Ancona per l’entrata ufficiale al Duomo di San Ciriaco, ha voluto fermarsi a Numana non solo perché Sede titolare vescovile, ma anche e soprattutto per salutare “una delle più importanti realtà turistiche e marinaresche marchigiane”.

Numana – L’incontro fra i sindaci e Mons. Spina è avvenuto sulla banchina del porto

Il suo discorso è stato pronunciato davanti ai numerosi fedeli ed alle autorità intervenute, tra cui il contrammiraglio Francesco Saverio Ferrara, comandante della Capitaneria di Porto di Ancona, l’assessore al porto e demanio di Numana Rossana Ippoliti e il comandante del locale ufficio marittimo C. 1^ cl. Luisa Vinci.

Il sindaco, nel ringraziare a nome di tutta la cittadinanza Mons. Spina per la visita, lo ha invitato ai prossimi eventi religiosi che caratterizzano da anni la comunità Numanese, la festa di Cristo Re e la festa della Madonna Assunta, per mantenere saldo il legame della città e delle sue tradizioni secolari con il proprio Vescovo.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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