Mirko Bilò nel dipartimento nazionale antimafia della Lega

Il vicepresidente del gruppo consiliare del Carroccio in Regione, già sindaco di Numana, sarà il referente per le Marche

Ancona, 14 aprile 2021 – Mirko Bilò, vicepresidente del gruppo consiliare Lega in Regione, entra a far parte del dipartimento nazionale antimafia della Lega voluto da Matteo Salvini e presieduto dall’onorevole Gianluca Cantalamessa. Sarà il referente per le Marche.

Mirko Bilò

«Sono onorato per l’incarico operativo ricevuto nell’ambito della vigilanza per il contrasto alle mafie. So bene come la criminalità non vesta sempre i panni riconoscibili del lupo e come sappia insinuarsi in ogni ambito della vita quotidiana – spiega Bilò – Grazie alle politiche di rilancio, le Marche rappresentano un crocevia di opportunità che possono far gola a chi non si fa scrupoli minando, con le sue ricadute, l’intero tessuto sociale: basta pensare ai macro-cantieri come quello della ricostruzione post sisma o a quelli che si apriranno per le infrastrutture. Sono pronto a mettere al servizio del dipartimento e della regione non solo le mie esperienze professionali, ma anche la convinzione che essere sentinelle della legalità sia un obbligo morale per chi fa politica attiva per il territorio».

Bilò, 59 anni, porta in dote al dipartimento della Lega un bagaglio di esperienza con pochi eguali: dirigente della Digos specializzato in sicurezza. Al suo attivo, non solo solidi rapporti di collaborazione con forze dell’ordine e presidi territoriali del governo ad ogni livello, ma anche un passato di amministratore locale come sindaco di Numana.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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