Marcelli di Numana: “troppo assembramento nelle spiagge libere”

L’indignazione di una turista di Oderzo (TV) che denuncia un totale non rispetto delle regole anti Covid ed il menefreghismo di Vigili e Carabinieri

Numana, 2 luglio 2020 – Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera arrivata in redazione a firma di una turista veneta che lamenta e denuncia la situazione che ha trovato la scorsa settimana in una spiaggia libera di Marcelli. Sono graditi commenti, conferme o smentite.

Spettabile giornale, sono una dottoressa del Veneto venuta in vacanza qualche giorno nella vostra meravigliosa terra, che non conoscevo, la settimana scorsa. Purtroppo mi è accaduta una cosa spiacevolissima e che la mia coscienza civile e la mia etica mi impongono di segnalarvi, nella speranza che voi possiate smuovere qualcosa che io non sono riuscita neppure a spostare di un millimetro.

Giovedì 25 giugno mi sono recata con la mia famiglia (la mia compagna e i suoi figli adolescenti) nella spiaggia libera di Marcelli di Numana, tra lo stabilimento Capannine e il Crystal. Con il trascorrere delle ore della giornata la spiaggia ha iniziato a riempirsi in maniera assolutamente non congrua con le norme imposte dalla legge in questa fase di convivenza col Covid-19, fino ad arrivare in maniera paradossale all’assembramento più fitto a cui io abbia assistito nella mia intera vita (se escludo dei concerti nei posti in piedi davanti al palco).

Il litorale di Marcelli di Numana (foto il Pauro del Conero)

Il tutto senza avere visto alcuna mascherina, senza che fosse rispettato in nessun modo il minimo distanziamento sociale (anzi, mucchi di ragazzi e ragazze si addossavano, si abbracciavano e si scambiavano ogni tipo di vettovaglia), nonché nella massima trasgressione di tutte le regole che ora impongono in spiaggia di non giocare, correre, usare palloni o giochi condivisi; il tutto farcito da alcun rispetto verso chi, come noi, era lì da molto prima, in un paradiso divenuto in poche ore un inferno, con due adolescenti (i nostri) costretti a rispettare le regole mentre chiunque intorno a loro non lo faceva, passando le ultime ore tra lo schivare palloni, sabbia e cadute di persone sui nostri asciugamani (giocavano tutti a calcio e a pallavolo con la forza e la partecipazione di una finale olimpica), la voglia di andarcene, il disgusto, il senso che andarsene sarebbe stata una sconfitta perché non era giusto che a lasciare la spiaggia fosse chi le regole le stava rispettando.

Anche i bagnini dei due stabilimenti accanto erano imbarazzati, ancor di più nel confidarci che questa cosa accadeva continuamente e pur avendola loro segnalata ripetutamente alle forze dell’ordine, mai era cambiato qualcosa perché mai nessuno era intervenuto. A quel punto ho chiamato una prima volta la polizia municipale di Numana segnalando ciò che stava accadendo e mi è stato detto che avrebbero mandato una pattuglia.

Dopo mezz’ora, non vedendo accadere nulla, ho chiamato per la seconda volta rispiegando la situazione ad un’altra persona (un uomo, mentre prima aveva risposto una donna), che mi ha detto che non avevano a disposizione nessuno da mandare. Alché mi sono permessa di fargli notare quanto grave fosse la situazione e che se non avesse inviato nessuno avrei proceduto con una denuncia. Risposta: “faccia pure!”

La mia terza telefonata è stata rivolta ai Carabinieri, a cui ho spiegato la situazione, le telefonate e le risposte della polizia municipale. Dopo avere preso i miei dati, mi hanno detto che in spiaggia c’erano degli steward addetti alla sicurezza (ho fatto notare che purtroppo no, io ero li dalla mattina e di steward nemmeno l’ombra), e allora mi hanno assicurato che avrebbero sentito loro la polizia municipale e risolto la faccenda. Morale della favola: non si è visto ugualmente nessuno. 

Riflessioni

– cosa altro avranno da fare le forze dell’ordine in questo momento che sia più importante di evitare che una pandemia mondiale riprenda piede? 

– noi in Veneto abbiamo tutti qualcuno di vicino morto di Covid-19, c’è bisogno che questo accada ad ogni famiglia in Italia perché si sviluppi un’etica, una morale sociale?

– ci riempiamo la bocca con i problemi economici, ma abbiamo chiaro che questi comportamenti azzereranno tutti i sacrifici fin qui fatti?

– queste persone in spiaggia non hanno visto abbastanza morti in televisione, o bare sui carri militari, per ricordarsi che se anche loro si sentono giovani ed invincibili, a casa hanno dei genitori, dei nonni, delle persone fragili, che invece di questo Covid-19 potrebbero morire?

Spero che queste righe possano essere uno spunto per una vostra reale indignazione e per un agito “politico” tramite i vostri mezzi al servizio del bene comune, che in questo momento passa per la responsabilità di ognuno”.

Segue firma, mail e numero di telefono.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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