Lastre d’amianto usurate abbandonate tra le campagne del Parco del Conero

Il Corpo forestale a Numana ne ha sequestrate 20 tonnellate del tipo crisotilo

Il recupero delle lastre d'amianto a cura del Corpo forestale
Il recupero delle lastre d’amianto a cura del Corpo forestale

Numana. Durante una consueta attività di controllo del territorio, gli agenti della Stazione forestale del Conero hanno scoperto un ingente quantitativo di amianto nascosto tra la vegetazione intricata di un fosso di scolo di acque piovane presso la zona industriale di Numana nelle vicinanze dell’Autogrill Conero Est.

Complessivamente sono state sequestrate 20 tonnellate di lastre di amianto usurate, che per la normativa italiana è considerato rifiuto speciale e pericoloso, il cui abbandono, secondo l’articolo 256 del codice dell’ambiente, prevede l’arresto da 6 mesi a 2 anni e l’ammenda da 2.600 a 26.000 euro.

Dai successivi campionamenti ed analisi, effettuati con il supporto del Dipartimento Provinciale dell’ARPAM di Ancona, è emerso che il materiale scoperto era amianto del tipo crisotilo, dannosissimo per la salute umana e per l’ambiente, soprattutto in questo caso poiché le lastre erano usurate e le fibre avevano già contaminato il terreno.

La Procura della Repubblica di Ancona ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, per i reati di abbandono e gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi e, considerato il notevole quantitativo di materiale ritrovato, non si escludono i reati di sfruttamento di lavoro clandestino e violazione delle norme previste per la sicurezza sul lavoro, poiché solo una ditta abusiva avrebbe potuto prelevare una quantità così importante di materiale pericoloso senza lasciarne traccia nelle documentazioni contabili.

Al momento sono in corso le indagini per individuare i responsabili di tale scempio ambientale, mentre la Società Autostrade, proprietaria dell’area del ritrovamento, si è fatta carico dello smaltimento dei rifiuti pericolosi e della bonifica del terreno contaminato per ripristinare le condizioni di salubrità di una zona particolarmente sensibile del Parco del Conero.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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