Inaugurato il Fiat Doblò per i servizi ai disabili

Il mezzo per l’accompagno delle persone con difficoltà motoria acquistato grazie alle Associazioni di categoria e alla Pmg Italia

Numana, 29 ottobre 2019 – Lo scorso sabato alle 17.30, in Piazza del Santuario, si è svolta la cerimonia di inaugurazione del nuovo veicolo Fiat Doblò che permetterà di proseguire i servizi di accompagnamento a favore delle persone con difficoltà motoria.

Numana – La benedizione del mezzo a cura di S.E. Mons. Giuseppe Lazzarotto

«Grazie alla solidarietà, e al gran cuore, di tanti  imprenditori numanesi e alla Pmg Italia è stato possibile dare continuità ad un servizio, già esistente, offerto a tutte quelle persone con difficoltà di movimento in modo da garantire a tutti una partecipazione attiva alla vita sociale» ha tenuto a sottolineare il sindaco Gianluigi Tombolini durante l’inaugurazione.

Numana – Marco Burini consegna la chiave del Fiat Doblò al sindaco Gianluigi Tombolini 

Il veicolo, a cinque posti,  è abilitato ad un uso speciale per trasporto disabili grazie ad un accesso posteriore per sedie a rotelle mediante una pedana.

Il programma della giornata ha visto la benedizione del mezzo da parte di  S.E. Mons. Giuseppe Lazzarotto, Vescovo Titolare di Numana, accompagnato da Don Guerriero, parroco  della Parrocchia Cristo Re.

Numana – Gli sponsor con gli attestati di ringraziamento

A seguire, in Sala consiliare, il primo cittadino ha consegnato gli attestati di ringraziamento a tutti gli sponsor che hanno contribuito a questo preziosissimo progetto: i presidenti delle Associazioni di categoria di Numana, per la Pmg Italia Gianluca Palazzetti referente progetto mobilità garantita e Marco Burini al quale si deve la ricerca degli sponsor stessi.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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