Zero contagiati alla struttura per anziani Città di Senigallia

Soddisfazione da parte dei gestori della Fondazione e del sindaco Mangialardi

Senigallia, 1 giugno 2020 – Zero contagiati. Il risultato era nell’aria da un po’ ormai ma adesso c’è l’ufficialità. La struttura residenziale per anziani, gestita dalla fondazione Città di Senigallia, può dichiarare ufficialmente, e con soddisfazione, l’uscita dal contagio del virus Sars-Cov2 che aveva fatto ammalare di Covid-19, durante il periodo più intenso della pandemia, alcuni degli ospiti della struttura di Via del Seminario.

Il virus era riuscito a penetrare all’interno della struttura, nonostante le misure preventive e le procedure messe in atto per evitarlo, contagiando poco meno di 20 ospiti. Per cinque di loro, date le condizioni già critiche, era stato necessario il trasferimento nella vicina struttura ospedaliera; gli altri, isolati nelle stanze al secondo piano della palazzina nord per contenere il contagio e trattati con le più attente tecniche di profilassi, hanno affrontato un percorso che li ha portati alla piena guarigione.

Senigallia – Il sindaco Mangialardi e i dirigenti della Fondazione all’annuncio degli zero contagiati presso la struttura per anziani

La scorsa settimana sono stati fatti gli ultimi test molecolari (i cosiddetti tamponi rino-oro-faringei) su due ospiti che risultavano ancora positivi al virus: per entrambi gli esami hanno dato, consecutivamente, esito negativo. Durante tutto il periodo sono sempre stati in buona salute nonostante la presenza del virus e, proprio per questo, non riuscivano ad accettare appieno l’isolamento dagli altri anziani. Dunque la struttura risulta al momento covid-free, come si usa dire in questi casi.

Risultano infatti negativi ai test anche tutti i dipendenti della fondazione Città di Senigallia: nella prima fase, a seguito di alcuni casi di infezione, erano stati assunti alcuni infermieri e operatori socio-sanitari. Lodevole in questo senso anche l’impegno di tutto il personale che ha mostrato una dedizione e una vicinanza alla struttura oltre e al di là degli obblighi contrattuali e le plausibili aspettative.

Il presidente, dott. Michelangelo Guzzonato, e il direttore della struttura, dott. Francesco Costanzi, sono orgogliosi e soddisfatti non solo del risultato ottenuto ma anche dello spirito di collaborazione e comunità che ha contraddistinto tutto il lavoro svolto.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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