Valentina e Valentino alla deriva

Torino. Valentina e Valentino, schiacciati contro il ponte della Gran Madre, nel cuore della città, sono il simbolo del disagio vissuto in questi giorni di pioggia intensa a Torino.

Valentino e Valentina, le due imbarcazioni adibite alla navigazione turistica sul Po, hanno rotto gli ormeggi finendo contro i pilastri del ponte di Piazza Vittorio
Valentino e Valentina, le due imbarcazioni adibite alla navigazione turistica sul Po, hanno rotto gli ormeggi finendo contro i pilastri del ponte di Piazza Vittorio

Le imbarcazioni, gemelle, a disposizione dei turisti sul fiume Po, portano il nome del parco del Valentino (il Central park della città), o per qualcuno di San Valentino. Miti e leggende vogliono infatti Cupido sepolto in qualche chiesa della vicina Collina.

I filmati con le due barche alla deriva stanno letteralmente mandando in tilt il web. Sono gestite dalla GTT, l’azienda di trasporti locale. Possibile che con le condizioni meteo degli ultimi tre giorni, nessuno abbia pensato di metterle in sicurezza? Come mai nessuno ha controllato gli ormeggi?

Sono le domande più frequenti dei torinesi in rete.

Ma alla fine, alla città è andata abbastanza bene. Traffico in tilt a parte, qualche cantina allagata, e valzer dei ponti chiusi e riaperti con relativi disagi al traffico, non sembra ci siano stati danni ragguardevoli.

Diverso il discorso per il resto del Piemonte, soprattutto per la provincia di Cuneo, dove interi comuni sono rimasti isolati, e le piene dei fiumi hanno causato panico e distruzione.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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