Una domenica con la Pasquella Offagnese

Canti e musica dal mattino al pomeriggio rivivendo antiche tradizioni

Offagna. L’Epifania tutte le feste porta via, ma sulla Rocca di Offagna si vuol continuare a far festa. E sarà così anche domani quando andrà in scena la Pasquella di Offagna per la terza edizione. Con lo slogan ‘’Semo venuti pe l’allegria, bon anno novo epifania’’.

I protagonisti della Pasquella
I protagonisti della Pasquella di Offagna

L’appuntamento per la Pasquella Offagnese, organizzata dall’Associazione Zetesis con il Patrocinio del Comune di Offagna, è per le ore 9 quando si raduneranno i cantori della pasquella in Piazza del Comune da dove avverrà la partenza per la tradizionale questua che si protrarrà fino alle ore 13 con i gruppi di cantori che suoneranno per le vie del paese.

La Pasquella è uno dei tre canti rituali di questua assieme a quelli della passione e del cantamaggio. Ha origini antichissime ed è tipico del periodo immediatamente successivo al Natale quando i suonatori questuanti portavano di casa in casa la “bona nova” chiedendo in cambio cibo e vino.

I suonatori arrivavano in ogni casa, chiedevano con cerimoniale cortesia il permesso di poter suonare la Pasquella (permesso che veniva negato solamente nelle case col lutto, dove comunque veniva offerto qualche dono), la famiglia si riuniva e, mentre tutta la gente ascoltava il canto e l’organetto, la vergara (la moglie), si preoccupava di prendere doni in natura da dare ai suonatori. Durante la questua era uso chiedere in dono le uova perché ce ne erano in surplus in quanto: “non c’è gallina o gallinaccia che a gennaio uovo non faccia”.

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Nel periodo della Pasquella s’era ultimata da pochissimo la pista, ossia l’uccisione del maiale per cui i suonatori ricevevano spesso in dono anche qualche salsiccia. Nessuno dava mai denaro ai suonatori.

I moderni cantori si propongono, senza alcun fine di lucro, di far rivivere antiche tradizioni che altrimenti andrebbero inesorabilmente scomparendo. Intenti che si propone la Pasquella di Offagna.

Per una giornata intera di canti e musica. Perché sempre a Offagna nel pomeriggio ci sarà l’esibizione dei gruppi musicali in Piazza del Comune.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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