Sarajevo si mobilita per Aleppo

Sarajevo. Rappresentanti di cattolici, ortodossi, musulmani ed ebrei uniti per chiedere fine ai crimini contro i civili di Aleppo. Hanno sfilato a Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina. Insieme ai religiosi, anche centinaia di residenti.

La folla fatta di
La folla di cristiani, ortodossi, mussulmani ed ebrei che ha manifestato a Sarajevo chiedendo la fine dei crimini civili ad Aleppo

Aleppo sta subendo in questi giorni la cruenta riconquista da parte delle truppe fedeli al presidente Assad.

I manifestanti si sono dati appuntamento nella centrale Piazza dei bambini di Sarajevo e hanno chiesto a gran voce alla comunità internazionale di fermare subito i crimini contro la popolazione civile.

Non è un caso che sia stata proprio Sarajevo, tra le città europee a mobilitarsi per prima. In molti ricordano ancora l’assedio dell’esercito serbo-bosniaco, durato ininterrottamente dall’aprile del 1992 e il febbraio del 1996. Provocò più di 12.000 morti e 50 mila feriti.

Non è un caso nemmeno l’aggregazione tra le varie rappresentanze religiose della città.

Le cronache locali, come racconta anche “Un ponte sulla Drina” del nobel Ivo Andric, testimoniano collaborazione e condivisione tra imam, pope e rabbino, di fronte a situazioni eccezionali.

Andric li voleva uniti e in prima linea, soprattutto in occasione delle varie invasioni subite dalla città, da quella turca a quella austriaca.


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

© riproduzione riservata


link dell'articolo