S. Benedetto – Frecce Tricolori: la voce fuori dal coro di Samuel Tavoletti

Per il giovane rappresentante dell’Istituto alberghiero Buscemi la città ha bisogno di certi investimenti per incrementare il turismo

San Benedetto d.T., 4 maggio 2019 – Il 9 giugno San Benedetto ospiterà lo show delle Frecce Tricolori, un evento capace di aggregare migliaia di persone e di rilanciare l’immagine e le offerte turistiche della città.  Per l’occasione, unica tappa marchigiana delle Frecce, l’Amministrazione comunale ha investito 15 mila euro.

Un impegno economico piuttosto contestato. Sulle testate giornalistiche della Riviera non sono stati pochi gli attacchi rivolti all’Amministrazione colpevole di gettare soldi per iniziative inutili. Ma non tutti la pensano a quel modo. Ci sono voci fuori dal coro che invece plaudono all’iniziativa e fa specie che, in qualche caso, i consensi arrivino da giovani attenti alla realtà e al futuro della città. Come nel caso di Samuel Tavoletti,  rappresentante d’istituto dell’Alberghiero Buscemi di San Benedetto del Tronto.

Tavoletti si dice ‘molto angustiato’ nel leggere i commenti avversi ed ostili all’iniziativa e, nel contempo, «Trovo triste e ridicolo che un ragazzo di appena 20 anni come me – dice – debba dare lezioni di politiche del turismo a chi, avendo vissuto a San Benedetto per molto più tempo di me, dovrebbe saperne qualcosa in più».

Dando per scontato che San Benedetto vive di turismo, il giovane Samuel presenta una sua analisi partendo da lontano: «Dai primi anni del ‘900 la nostra città si è affermata come una delle più note ed apprezzate stazioni balneari italiane – spiega – seppur vivendo una realtà prettamente immatura rispetto a ciò che le riserverà il futuro. 

Dopo le due guerre mondiali questa realtà rimase congelata e tornò a svilupparsi soltanto dopo la prima metà del XX secolo quando, con l’avvento del turismo di massa – conseguenza del boom economico e dell’evoluzione dei mezzi di trasporto – San Benedetto riuscì ad attestarsi come la prima meta turistica delle Marche.

San Benedetto del Tronto – Samuel Tavoletti

Ciò conseguì la nascita di numerose attività ricettive a conduzione familiare e proprio in quel periodo si affermò la classica ‘villeggiatura’ al mare, dove al turista bastava una pensione completa e la spiaggia. Da quel periodo storico ad oggi sono passati decenni – continua Samuel nella sua analisi – e con il passare del tempo abbiamo assistito alla nascita di nuove offerte turistiche da tutto il mondo che hanno strappato via il monopolio del turismo all’Italia, e San Benendetto non ne è esente. Nel contempo sono cambiate le esigenze del turista ed al giorno d’oggi possiamo affermare che offrire la classica”villeggiatura al mare non basta più».

A detta di Samuel, oggi San Benedetto ha bisogno di un piano di “marketing territoriale” che vada a formare delle reti di attività con i privati che, invece, devono essere protagonisti del “marketing turistico”. Per lui fare certe scelte è un obbligo, perché la città ha grandissime potenzialità d’incremento, sia per la stagione estiva sia per la destagionalizzazione.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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