Roma – Via libera per la sigaretta elettronica nelle carceri

Autorizzata dal Ministero della Salute

Roma. La sigaretta elettronica entra nelle carceri. E lo fa ufficialmente dalla porta principale. L’impegno dell’onorevole radicale Rita Bernardini e la lungimiranza di Santi Consolo, capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sono stati premiati.

Il magistrato Santi Consolo, capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria
Il magistrato Santi Consolo, capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

Con una circolare diramata nei giorni scorsi, Consolo ha ufficializzato di aver ottenuto dal Ministero della Salute il via libera alla diffusione dell’ecig – con e senza nicotina – negli istituti penitenziari, sia nei locali pubblici o aperti al pubblico che nei pubblici uffici.

La circolare fornisce alle direzioni degli istituti chiarimenti ai quesiti posti circa le modalità di acquisto e uso della sigaretta elettronica, a seguito delle numerose istanze presentate da detenuti fumatori.

L'on. Rita Bernardini dei radicali italiani
L’on. Rita Bernardini dei radicali italiani

La battaglia fu iniziata dall’onorevole Rita Bernardini che annunciò in occasione del congresso del partito Radicale svoltosi a Rebibbia la volontà di estendere il diritto di vaping anche nelle carceri. L’idea fu subito appoggiata dal direttore Consolo. La sigaretta elettronica – disse Bernardini – allevia i “danni per la salute sia dei detenuti ex fumatori che dei loro compagni di cella, costretti fino ad oggi ad intossicarsi respirando il fumo da combustione del tabacco”.

Con l’autorizzazione del Ministero della Salute si compie dunque un bel passo in avanti. La speranza è che presto le istituzioni riconoscano senza appello il valore della sigaretta elettronica come strumento di riduzione del danno da tabacco.

 

Pino Settimo


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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