Ragazzi anconetani spacciavano a Monte d’Ago e Brecce Bianche

I poliziotti hanno sequestrato oltre tre etti di stupefacente e 1.400 euro

Ancona, 16 marzo 2019 – Ancora super controlli del territorio nelle ultime 24 ore della Polizia di Stato nel capoluogo dorico, che hanno portato all’arresto di due giovani anconetani che avevano avviato una fiorente attività di spaccio nei quartieri Monte d’Ago e Brecce Bianche.

Intorno alle 23.10 di ieri sera gli agenti delle Volanti, che nei giorni precedenti avevano notato un certo andirivieni in Via Togliatti, hanno controllato di un gruppetto di giovani che stazionavano nei pressi di una scalinata vicina ad un distributore automatico di sigarette.

Uno di loro, in particolare, ha attirato l’attenzione dei poliziotti. Teneva in mano un grosso barattolo di vetro dal quale attingeva qualcosa per poi cederlo ad altri due coetanei. Bloccato immediatamente, è risultato essere un ventenne anconetano incensurato. Subito dopo, un altro equipaggio si poneva all’inseguimento degli altri due, trovati in possesso di sei grammi di hashish appena acquistati dal ventenne.

All’interno del barattolo, gli agenti hanno trovato circa un etto di hashish e 225 euro in banconote di vario taglio, provento dell’attività di spaccio. Il giovane, inoltre, nelle sue tasche nascondeva un bilancino di precisione utilizzato per pesare sul momento le dosi in vendita.

Durante gli accertamenti successivi, i poliziotti hanno individuato un altro anconetano di 21 anni residente a Brecce Bianche. Nel suo garage, nascondeva due etti tra hashish e marijuana. Il giovane, aveva posto in essere una fiorente attività di spaccio proprio sotto casa, dove confezionava le dosi e le cedeva agli acquirenti prendendo appuntamenti su Instagram. Oltre alla droga, i poliziotti gli hanno sequestrato anche 1.200 euro nascosti nel comodino della sua camera.

Entrambi gli anconetani, posti ai domiciliari, sono in attesa delle udienze di convalida degli arresti.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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