Quelle automobili abbandonate per strada dagli anconetani

Dall’inizio dell’anno i Carabinieri dorici hanno sequestrato 195 veicoli e comminato 170mila euro di multe

Ancona, 22 luglio 2020 – Continua senza sosta l’operazione strade pulite dei Carabinieri del Norm della Compagnia di Ancona che, nelle ultime 48 ore, hanno rimosso dalle strade del capoluogo dorico sedici mezzi: dodici autovetture, un camper e tre motocicli, risultati in stato di abbandono e sprovvisti dell’assicurazione obbligatori (Rca).

Si tratta prevalentemente di autovetture abbandonate per le vie della città (Via Ascoli Piceno, Via Buozzi e Via Grandi), che i carabinieri hanno sequestrato di propria iniziativa durante i numerosi servizi di prevenzione attuati in città. Stupisce che alcune di queste siano anche di un certo valore commerciale.

Auto abbandonate per strada (foto di repertorio)

Auto che i proprietari, anziché rottamarle, hanno preferito abbandonare parcheggiandole in spazi pubblici e senza il contrassegno assicurativo. Gli accertamenti, hanno consentito di appurare che in rarissimi casi i proprietari erano deceduti, o erano senza eredi. Per questo motivo i militari, con la collaborazione della direzione regionale dell’agenzia del demanio di Ancona, hanno avviato d’ufficio la procedura di alienazione.

Dall’inizio dell’anno, l’operazione denominata strade pulite ha consentito di sequestrare 195 veicoli e di comminare sanzioni amministrative per un totale di circa 170mila euro.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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