Premiati a Portonovo di Ancona i migliori talenti digitali

Conclusa ieri mattina, sabato 12 novembre, la maratona di programmazione Hackathon 4.0

Ancona (Portonovo). Circa 20 ragazzi, età media di 25 anni divisi in sei team di lavoro, hanno trascorso le ultime 24 ore fra venerdì e sabato a programmare senza sosta, anche in notturna, presso l’Hotel La Fonte di Portonovo per Hackaton 4.0.

Un momento
Un momento di Hackathon 4.0 a Portonovo

La passione per l’informatica e la tecnologia è stata più forte del sonno, la fame e la stanchezza e alla fine questa mattina una giuria di esperti ha nominato la squadra vincitrice dell’iniziativa realizzata nell’ambito del progetto europeo Hives, che conta 9 partner italiani e stranieri tra cui la Regione Marche e l’Università Politecnica.

È stato il progetto del team ADA che si è aggiudicato il primo premio consistente in un coupon per l’acquisto di un hardware: i ragazzi hanno sviluppato il dispositivo portatile Rfid Control per l’analisi della produzione e per rilevare i dati aziendali e confrontarli con i costi.

Il team premiato
I ragazzi del team Ada classificatosi al primo posto

Al secondo posto il team NEA con un progetto green per la gestione dell’agricoltura innovativa che prevede la creazione di un dispositivo in grado di consigliare al contadino 2.0 cosa piantare, quali minerali introdurre nel terreno e di fare analisi del substrato.

Medaglia di bronzo al progetto del team DIV che ha ideato “Track id” per innovare il sistema di controllo degli accessi nel settore terziario, ad esempio contro lo spionaggio industriale.

«Ci aspettiamo da voi delle soluzioni innovative che aiutino la nostra manifattura a diventare sempre più creativa grazie all’utilizzo di nuove tecnologie» è stato l’augurio rivolto ai ragazzi dalla dirigente del settore Innovazione della Regione Marche, Patrizia Sopranzi.

Patrizia Sopranzi
Patrizia Sopranzi, dirigente del settore innovazione della Regione Marche

Obiettivo dei partecipanti, che sono arrivati a Portonovo venerdì mattina, era quello di sviluppare un progetto inerente a Industria 4.0 per il rilancio della manifattura regionale. Sviluppatori, web designer, developer, functional analyst, delivery lead, client manager, data scientist, sistemisti, ingegneri, modellatori 3d, studenti, startuppers, hackers, ingegneri, talenti digitali, creativi e manageriali: tutti sono stati chiamati per raccogliere questa sfida innovativa: tra i criteri di valutazione per scegliere i migliori è stata presa in considerazione la capacità di problem solving, l’eterogeneità del team, la bontà espositiva del progetto.

In giuria Diego Guidi (senior software developer), Antonio Secchi (funzionario PF Innovazione Regione Marche), Enrico Battistelli (amministratore e fondatore di BP Cube), Floriano Bonfigli (business developer).

Il termine hackathon nasce dalla fusione di hack e marathon e si pone l’obiettivo di sviluppare idee nel settore della creatività digitale, favorendo la crescita del territorio attraverso lo sviluppo di soluzioni relative a tematiche quali l’ottimizzazione dei processi in fabbrica e la digitalizzazione delle piccole e medie imprese tradizionali.

Durante l’evento, supportato dalla community di sviluppatori marchigiani DevMarche e altri supports, come Rinoteca, Webox Studio e Brain&Bytes sono state utilizzate tecnologie come Arduino, Raspberry Pi e stampanti 3D.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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