Porto Recanati – Arrestato pusher marocchino 41enne

I Carabinieri del Norm di Osimo lo avevano agganciato a Marcelli di Numana che si sta rivelando una piazza di spaccio sempre più frequentata

Porto Recanati, 23 ottobre 2020 – I Carabinieri della Compagnia di Osimo hanno arrestato un cittadino marocchino 41enne di Porto Recanati, trovato in possesso di sostanza stupefacente destinata allo spaccio.

I fatti . Una pattuglia del Norm osimano in servizio nel lungomare di Marcelli di Numana, insospettita dal comportamento di un individuo alla guida di un’Alfa Romeo 156 che alla vista dei militari aveva effettuato un’inversione a U allontanandosi dalla frazione, decideva di pedinare l’uomo.

Lo stupefacente, il materiale e il denaro sequestrati al pusher di Porto Recanati

Costui, raggiunta Porto Recanati, incontrava due ragazzi: uno nei pressi di Piazza Borgo Marinaro e uno in Piazza Carradori, scambiando con loro qualcosa. A quel punto è scattato il controllo dei militari che in entrambi i casi hanno accertato la cessione di dosi di cocaina di circa un grammo ciascuna operata dal magrebino.

La successiva perquisizione del suo domicilio ha permesso il ritrovamento di ulteriori 55 grammi di cocaina, 11 grammi di hashish, 1.370 euro in contanti, un bilancino elettronico e materiale necessario al confezionamento della droga. La cocaina, il materiale ed il denaro sono stati sequestrati, mentre lo spacciatore è stato rinchiuso presso la casa circondariale Montacuto.

L’arresto odierno, scaturisce dai servizi di controllo del territorio ed antidroga disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Ancona in tutta la provincia, e che negli ultimi mesi hanno permesso l’arresto di diversi spacciatori e il sequestro di diversi chilogrammi di sostanza stupefacente. Come avvenuto lo scorso 22 ottobre, sempre a Marcelli di Numana, dove i Carabinieri hanno arrestato due persone trovate in possesso circa 60 grammi di cocaina.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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