Polverigi – Arrestato, dopo tredici anni, trafficante e spacciatore di droga

Sposato e con un lavoro come operaio

Polverigi: Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 22 febbraio i carabinieri della stazione di Agugliano, dando seguito all’ordine della Procura di Ancona datato 20 febbraio, hanno tratto in arresto il pluripregiudicato tossicodipendente e trafficante di droga M.M., nato ad Ancona, classe 1976, residente a Polverigi, coniugato, operaio, rintracciato presso la propria abitazione.

M.M.,
M.M., sconta oggi una pena per un reato commesso tredici anni fa

Come dettato nella sentenza datata 16 febbraio 2017, M.M. dovrà espiare una condanna definitiva a 5 anni e 6 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa che ammonta a 23mila euro, alla pena accessoria dell’interdizione perpetua da pubblici uffici e all’interdizione legale durante la pena.

Ritenuto gravemente responsabile, è stato condannato per i reati di: “detenzione illegale, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso e continuato, commessi in Olanda, Germania, Ancona e Chiaravalle dal 2002 al 2004.

Condotto negli uffici della Compagnia osimana, e terminate le formalità di rito, è stato tradotto e recluso presso la Casa Circondariale di Ancona – Montacuto, per scontare la pena definitiva e irrevocabile.

Al di là delle responsabilità oggettive del reo, non si può non sottolineare la lentezza della nostra giustizia. Un reato commesso nel 2004 arriva a sentenza definitiva e viene punito nel 2017: tredici anni dopo. Tredici anni durante i quali chi ha sbagliato potrebbe aver cambiato drasticamente la propria esistenza, magari aver messo la testa a posto, essersi fatto una famiglia e trovato un lavoro.

Se così fosse – e di casi del genere Corriere del Conero ne ha trattati diversi – non ha senso pagare dopo tredici anni un errore per quanto grave possa essere. Vanificando quanto di buono è stato magari costruito dall’individuo in questione in questo lasso di tempo.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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