Omicidio Sarchiè: ridotto a 20 anni l’ergastolo di Salvatore Farina, riconfermato invece per il padre

Ave Palestini, la vedova, si dice delusa e amareggiata dalla riduzione di pena. Ha paura per i figli

Ancona – È delusa e amareggiata Ave Palestini, la vedova di Pietro Sarchiè. È arrabbiata e ha paura, per sé e per i suoi figli, Jennifer e Yuri. «Perché questa giustizia non è giustizia» mormora sconsolata uscendo, ieri pomeriggio, dal Tribunale di Ancona dopo aver ascoltato la sentenza della Corte d’appello che, dopo circa tre ore di discussione in camera di consiglio, ha ridotto a 20 anni la pena dell’ergastolo inflitta in primo grado a Salvatore Farina. L’omicida di suo marito. Ergastolo confermato, invece, per Giuseppe Farina padre di Salvatore.

I Farina padre e figlio. Dal ... sono detenuti nel carcere di Montacuto dopa la condanna di primo grado all'ergastolo per l'uccisione di Pietro Sarchiè
I Farina padre e figlio al momento dell’arresto

Pietro Sarchiè, nato a Porto San Giorgio e residente a San Benedetto del Tronto, sposato con Ave e padre di due figli, Yuri e Jennifer, 61 anni all’epoca dei fatti, era un venditore ambulante di pesce. Quella vita la faceva da 40 anni – era prossimo alla pensione – e prima di lui l’avevano fatta suo padre, sua madre, i suoi nonni e gli zii.

Una famiglia felice quella di Pietro, fino al 18 giugno 2014,  quando nella sua vita sono entrati Giuseppe e Salvatore Farina, rispettivamente padre e figlio. Ufficialmente, muratore il primo, venditore di pesce il secondo.

Pietro Sarchiè e il suo furgone frigo
Pietro Sarchiè e il suo furgone frigo

Quel 18 giugno Pietro Sarchiè è stato assassinato a Sellano di Pioraco, nel maceratese, in un agguato che secondo la procura di Macerata gli è stato teso dai Farina: otto colpi di pistola di cui sei andati a segno e uno, quello mortale, sparato alla testa da distanza ravvicinata dopo che l’arma era stata ricaricata. Movente, eliminare la concorrenza del Sarchiè nella vendita del pesce.

Il pivellino ventenne (Salvatore Farina), che si mette a fare il venditore ambulante di pesce e che trova sulla sua strada un Pietro Sarchiè che lo fa da quarant’anni. Una concorrenza quasi impossibile da vincere, se non eliminando letteralmente e fisicamente l’esperto e stimato concorrente.

Ed è proprio questo che hanno messo in pratica i Farina padre e figlio quel maledetto 18 giugno 2014. E a questa conclusione hanno portato le indagini e le prove raccolte minuziosamente dalla procura maceratese: il finto incidente inscenato dai Farina per bloccare il furgone di Pietro; gli otto colpi di pistola sparati; il corpo di Pietro bruciato e sepolto in un cascinale abbandonato in frazione Valle dei Grilli a San Severino; il suo furgone frigo smontato in più di 150 pezzi sparsi ovunque… Con le celle telefoniche che avevano agganciato i cellulari degli assassini dimostrando che erano nello stesso luogo durante le fasi dell’omicidio.

Salvatore Farina
Salvatore Farina

Il 13 gennaio 2016 arriva la sentenza di 1° grado: ergastolo con isolamento diurno per i Farina per concorso in omicidio, poi ridotto al semplice ergastolo per via del rito abbreviato.

Ieri, in appello, la Corte ha confermato l’ergastolo in primo grado per Giuseppe Farina ma lo ha ridotto a 20 anni di carcere per Salvatore. A pesare sulla decisione della Corte pare essere stata la giovane età del reo e il fatto che fosse incensurato al tempo del delitto.

È amareggiata Ave Palestini, dopo aver ascoltato la sentenza. «Sono delusa dalla giustizia – ha detto ieri uscendo dal tribunale – A venti anni si è maggiorenni, altro che giovane età! E la premeditazione c’è stata eccome. Come fai a ignorarla? La posizione di Salvatore Farina è di concorso in omicidio. Lui era lì, insieme al padre, le celle telefoniche parlano chiaro. Sapevo del pericolo di una riduzione di pena per il figlio – ammette Ave sconsolata – ma mi aspettavo almeno 30 anni».

da sinistra: Ave Palestini, Jennifer e Yuri, rispettivamente moglie, figlia e figlio di Pietro Sarchiè
da sinistra: Ave Palestini, Jennifer e Yuri, rispettivamente moglie, figlia e figlio di Pietro Sarchiè

Ed è proprio qui il nocciolo della questione. Ave ha paura per i propri figli. «Quando il giovane Farina uscirà di galera – ragiona lucida – avrà meno di quarant’anni. E con tanta rabbia addosso che vorrà scaricare sui miei figli colpevoli, a suo modo di vedere, di tutto quanto ha passato. E non ci sarà nessuna giustizia a proteggerli!»

Una brutta storia davvero, dove la giustizia non fa bella figura, e che forse non finisce qui. Almeno, a detta dell’avvocato difensore dei Farina, Felice Franchi di Ascoli Piceno: «Le attenuanti generiche concesse al mio assistito – ha dichiarato – sono risultate equivalenti a tutte le aggravanti contestate. Valuteremo le motivazioni espresse nella sentenza e decideremo se fare ricorso in cassazione, in modo particolare per la posizione di Giuseppe Farina».

In altre parole, gli avvocati mirano all’assoluzione per Salvatore e alla pena minima per Giuseppe.

Sui social, stamattina, urla un post di Jennifer Sarchiè, la figlia della vittima: «Quando vi sta sul c…. qualcuno, o vi fa concorrenza e vi guarda brutto, chiamate un vostro figlio o un nipote e fategli ammazzare il nemico, magari sparandogli e bruciandolo tanto, se sei giovane, si va in galera per poco tempo…».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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