Oltre 9 milioni di euro alle Marche per la solidarietà alimentare

Scopri quanto è stato destinato al tuo Comune dall’Ordinanza 658 del 29 marzo firmata da Angelo Borrelli, capo della Protezione civile

30 marzo 2020 – Ravvisata la necessità di supportare i Comuni interessati dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 mediante un primo incremento del fondo di solidarietà comunale, con l’Ordinanza n. 658 del 29 marzo 2020 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dato mandato al Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, di ripartire fra tutti i Comuni italiani la somma di 400 milioni di euro stanziata per aiutare le famiglie in difficoltà, la cosiddetta solidarietà alimentare.

L’importo spettante a ciascun Comune è predeterminato attraverso un riparto che tiene conto della popolazione residente e della distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun Comune e il valore medio nazionale. L’aiuto economico verrà erogato dai Comuni alle singole famiglie attraverso l’emissione di buoni spesa alimentari spendibili negli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun Comune nel proprio sito istituzionale.

Angelo Borrelli, capo della Protezione civile

I Comuni, per l’acquisto e la distribuzione dei beni, possono avvalersi di Enti del terzo settore, e i volontari che opereranno in tale ambito non sono soggetti a restrizioni. Gli uffici dei servizi sociali comunali si occuperanno d’individuare la platea dei beneficiari e il relativo contributo fra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivati dall’emergenza epidemiologica.

Il criterio per ripartire le risorse ai Comuni: quota a: pari all’80% del totale (320 milioni di euro), ripartita in proporzione alla popolazione residente; quota b: pari al restante 20% (80 milioni di euro), ripartita in base alla distanza tra il valore del reddito procapite di ciascun Comune e il valore medio nazionale, ponderata per la rispettiva popolazione.

Nella tabella che segue, a titolo di esempio, gli importi destinati ad alcuni Comuni della provincia di Ancona.

Comuneabitantiquota a €quota b €Contributo spettante €
ANCONA101.043533.544,77=533.544,77
CAMERANO7.12537.773,64= 37.773,64
CASTELFIDARDO18.68399.049,1211.625,31    110.674,43
LORETO12.78667.785,8010.336,2278.122,02
NUMANA3.795     20.119,44=20.119,44
OSIMO35.007185.591,858.212,19193.804,04
SIROLO4.06321.540,25=21.540,25


Qui sotto, gli importi destinati ad alcuni Comuni delle Marche

Comuneabitantiquota a €quota b €Contributo spettante €
ASCOLI PICENO48.169255.371,0411.738,39267.109,43
CIVITANOVA M.42.476225.189,2436.889,52262.078,76
FABRIANO30.509161.745,424.494,00166.239,42
FALCONARA M. 25.906137.342,32=137.342,32
FERMO37.119196.788,7643.430,41240.219,17
FILOTTRANO9.29849.293,946.648,9355.942,87
JESI39.969211.898,21=211.898,21
MACERATA41.514220.089,13=220.089,13
MONSANO3.35017.760,24=17.760,24
RECANATI21.097111.847,108.591,86120.438,96
S. BENEDETTO T.47.330250.923,0345.157,94296.080,96
SENIGALLIA44.620236.555,79=236.555,79
URBINO14.36176.135,76892,9377.028,69
PESARO94.969503.484,24=503.484,24

 

Totale MARCHE1.525.2718.084.180,751.268.849,219.353.029,96

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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