Macerata – Industria del falso: sequestrati 2.500 articoli contraffatti

Articoli di pelletteria, capi d’abbigliamento, occhiali da sole nel mirino della Guardia di Finanza

Macerata – Duro colpo all’economia illegale: i finanzieri della Compagnia di Civitanova Marche e della Tenenza di Porto Recanati hanno svolto, nelle ultime settimane, sedici interventi a contrasto del commercio illegale sequestrando, complessivamente, circa 2.500 articoli, perché contraffatti e insicuri per la salute.

Denunciate dodici persone, mentre quattro sono state segnalate sotto il profilo amministrativo. La Guardia di Finanza, nell’ambito dell’intensificazione dell’azione di contrasto all’economia illegale per la stagione estiva, ormai già iniziata, ha inferto un duro colpo al commercio di prodotti sia con marchi contraffatti sia insicuri per la salute pubblica e, più in generale, all’abusivismo commerciale.

Una parte degli articoli contraffatti sequestrati dalla Guardia di Finanza di Civitanova Marche e di Porto Recanati

Numerosi gli interventi portatati a termine dalle pattuglie di Civitanova Marche e di Porto Recanati, le quali, oltre ad avere agito sui rispettivi lungomare, hanno operato anche all’interno del noto complesso condominiale “Hotel House”, nonché presso i mercati settimanali.

Complessivamente, sono stati sottoposti a sequestro circa 2.500 pezzi tra articoli di pelletteria, capi di abbigliamento, occhiali da sole e materiali vari.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo