Le mille luci di Torino

Le installazioni d’artista luminose sono vere e proprie opere d’arte esposte a cielo aperto

Torino. Tornano i tappeti volanti, i gelati luminosi, piccoli spiriti blu e le palle di neve. Nel complesso le installazioni sono  ventidue, accompagnate dalla musica di giovani compositori.

Si sono riaccesi i neon di Luci d’artista. Fino al 15 gennaio, riscalderanno e abbelliranno le notti delle vie e delle piazze di Torino.

La Chiesa dei Cappuccini protagonista di Luci d'artista
La Chiesa dei Cappuccini protagonista di Luci d’artista

La manifestazione, giunta alla sua diciannovesima edizione, è stata inaugurata con  #MosaicoTorino un’installazione site-specific ideata dal collettivo artistico torinese Dead Photo Working (www.deadphotoworking.com), e proiettata sulla parete esterna della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in via Modane 16. Per la prima volta, lo spettacolo ha avuto inizio lontano dal centro della città.

Da iniziativa legata al Natale, Luci d’artista è cresciuta di anno in anno, portando a Torino un numero crescente di visitatori.

Insieme a ogni singolo spettacolo, è a disposizione del pubblico anche “A Great symphony for Torino”. I brani associati alle installazioni luminose sono scaricabili con tablet e smartphone, fotografando il QR code sulle colonnine vicine alle illuminazioni.

Il tappeto volante di Daniel Buren a Torino (foto Archenzo)
Il tappeto volante di Daniel Buren a Torino (foto Archenzo)

Completano l’esposizione: “Luce in cattedra” e “Lumen flumen”. Il primo, curato dagli studenti del Politecnico, si trova al Castello del Valentino. E’ un albero luminoso, simbolo di sapienza e conoscenza. Il secondo è un gioco di neon e Led che modella una determinata composizione geometrica e una specifica frase. E’ stato creato dall’associazione Nomen Omen ed è stato montato sulla facciata del palazzo sede dei servizi sociali della Circoscrizione 7 , in lungo Dora Savona.


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi