Le Marche chiedono più contributi per le città sedi di Santuario

Approvata in Regione la mozione di Rossi (Civici): "Chiediamo al Governo di rivedere alcuni parametri ed integrare i contributi"

Ancona, 23 febbraio 2021 – Approvata, in Consiglio regionale, la mozione del centro destra che vede come primo firmatario il consigliere dei Civici Giacomo Rossi sul sostegno alle attività produttive delle città sedi di Santuari e quindi turismo religioso.

Questo atto, deliberato anche dal Comune di Loreto e sollecitato dal consigliere Gianluca Castagnani, è stato firmato da tutti i capigruppo della maggioranza regionale, Jessica Marcozzi (Forza Italia), Carlo Ciccioli (FdI), Renzo Marinelli (Lega Marche) e Dino Latini (Udc).

Loreto – Vista dall’alto della Basilica della Santa Casa, tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico

«Nella mozione – spiega Rossi – evidenziamo come non solo Loreto si trovi “in ginocchio” per lo stop del turismo religioso, ma anche tanti altri luoghi marchigiani sedi di Santuari. Mi viene in mente il Monastero di Fonte Avellana, Montefortino con il Santuario della Madonna dell’Ambro, Tolentino con la Basilica di San Nicola e tanti altri».

Luoghi che vedevano una presenza di pellegrini e visitatori in ogni momento dell’anno – spesso con gite organizzate – dove ruota un’economia legata alla produzione di articoli religiosi o artistici, oltre che l’indotto della ristorazione, dei bar e della ricezione turistica. La mozione ricorda come il cosiddetto “bonus” per i commercianti delle città Santuario sia stato inserito nella Legge di Bilancio Nazionale ma appaia di modesta entità (10 milioni di euro). Ma non solo, manca ancora l’elenco ufficiale dei Comuni che ne possano vantare credito ed il relativo decreto attuativo.

Giacomo Rossi, consigliere regionale dei Civici

Nel suo intervento, Giacomo Rossi ha ricordato come: «Emblematico è risultato il collegamento della trasmissione di Rete 4, Fuori dal Coro, dove è stato intervistato un artigiano di Loreto schiacciato da questa situazione. La mozione chiede inoltre al Governo la predisposizione, quanto prima, anche di un nuovo contributo a fondo perduto rivolto alle attività di produzione e di vendita di beni o servizi al pubblico, non contemplati nei cosiddetti Decreti “Ristori».

Il vicepresidente della Giunta, Carloni, ha sottolineato l’importanza della mozione e che la Regione si attiverà anche nella conferenza Stato-Regioni su queste tematiche, oltre che mettere in campo ulteriori azioni di rilancio dell’artigianato artistico.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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