La Regione stanzia 72.000 euro per gli oratori della provincia dorica

Ancona-Osimo 30.354 euro; Jesi 11.109; Fabriano-Matelica 10.504; Senigallia 18.951; Loreto 1.578. Bilò e Biondi: “Finalizzati a progetti per i giovani”

Ancona, 4 novembre 2021 – “La Regione Marche, su iniziativa dell’assessore Giorgia Latini, ha stabilito di stanziare oltre 72.000 euro per gli oratori della provincia di Ancona, riconoscendo così l’importanza del ruolo sociale che svolgono. Gli oratori sono luoghi importanti dove far crescere i giovani, sostenendoli nei percorsi scolastici, indirizzandoli allo sport ed educandoli alla gestione responsabile del tempo libero, alla solidarietà, all’integrazione religiosa, alle attività artistiche e culturali”.

Il vicecapogruppo della Lega in Consiglio Regionale Mirko Bilò e la collega consigliera Chiara Biondi sottolineano così l’intervento a sostegno degli oratori previsto dalla Giunta regionale. Un contributo complessivo di 300.000 euro a favore delle 13 diocesi marchigiane per sostenere progetti di rete, unitamente a tutti gli enti ecclesiastici della Chiesa Cattolica e associazioni ecclesiali che svolgeranno attività di oratorio a favore di adolescenti e giovani.

Mirko Bilò e Chiara Biondi

L’obiettivo è favorire il regolare funzionamento degli oratori contenendone i costi in questo periodo di pandemia – riferiscono Bilò e la Biondi entrando nel dettaglio – oltre a finanziare alcune attività e progetti a favore di adolescenti e giovani volti a garantire esperienze di socialità e attivare una rete anche attraverso l’integrazione digitale e l’uso sapiente della tecnologia».

Nella provincia di Ancona è previsto un sostanzioso contributo per un totale di oltre 72.000 euro.

In particolare, per l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo è previsto uno stanziamento di 30.354,09 euro; per la Diocesi di Jesi di 11.109,97 euro; per quella di Fabriano-Matelica un contribuito di 10.504,78 euro. Alla Diocesi di Senigallia sono destinati 18.951,16 euro di contributo, alla Prelatura territoriale di Loreto 1.578,42 euro.

«Una parte significativa dell’intervento è rivolta alla formazione dei responsabili di oratorio, degli operatori, del personale ausiliario e dei partecipanti alle attività – concludono Bilò e la Biondi – Non va dimenticato che molti progetti realizzati dagli oratori riguardano la creazione di percorsi di integrazione e di recupero a favore di soggetti fragili a rischio di emarginazione sociale e povertà educativa».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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