La protesta del BRUM: baristi e ristoratori uniti delle Marche

“Da fine 2020 nessun aiuto. Stiamo ancora aspettando i ristori di Natale”. Aderenti da Ancona, Falconara, Loreto, Osimo, Recanati, Arcevia, San Ginesio

Ancona, 13 marzo 2021 – Protestano i baristi e ristoratori marchigiani che si sono riuniti nella sigla BRUM. Protestano, dopo un anno di crisi dovuta alla pandemia, per le chiusure imposte dall’alto ai loro locali; per il mancato arrivo degli aiuti di Stato promessi e mai ricevuti. Protestano per le perdite d’esercizio che per alcuni ammontano anche al 50%. E lo fanno affiggendo alle porte dei loro locali un cartello che recita: “Zone a fascia e mille colori… Nessun aiuto e zero ristori!

Una protesta annunciata e spiegata in un comunicato ufficiale che pubblichiamo integralmente.

«È passato un anno da quando la pandemia ha colpito indistintamente la salute di tutti. Siamo baristi e ristoratori marchigiani, siamo imprenditori stremati con piccole attività danneggiate da una grande crisi. Comprendiamo appieno le criticità del momento e vorremmo presentarvi quelle che ci riguardano.

In questo anno siamo stati tra i settori più “osservati”, sia a livello mediatico sia a livello legislativo. Per quello che concerne il nostro territorio la quasi totalità dei locali ha mantenuto un atteggiamento ligio, comprensivo e si è adattato,con non pochi sforzi, a tutte le normative uscite di volta in volta. Dopo un anno i dati possono confermare che le nostre attività non sono sicuramente luoghi di contagio.

Chi ci additava come corresponsabili della diffusione e della situazione in generale dovrebbe, dopo tutto questo tempo, ragionare e cercare colpevoli altrove. Ancora meglio sarebbe cercare soluzioni per le categorie che hanno sofferto più di altre questa crisi.

Vorremmo far comprendere le gravi criticità che riguardano il nostro settore, il nostro lavoro, le nostre vite e di tutti coloro che lavorano con noi direttamente e come indotto. Dopo un anno ci permettiamo di riprendere la parola per dire che le ripercussioni economiche molti di noi le hanno già assaggiate e vi garantiamo da esperti che non hanno un buon sapore.

Alcuni hanno già chiuso, altri rischiano di farlo a breve e dalle istituzioni sono arrivati pochi aiuti, come fossero delle briciole a pioggia . Eh sì, magari si è aiutato anche chi ha guadagnato durante questa crisi. Non è un crimine che qualcuno abbia lavorato, anzi siamo felici che alcuni commercianti, qualche azienda e/o qualche collega ci siano riusciti. Quando con gli aiuti si interviene a livello nazionale e anche locale, vanno però prese in considerazione tutte le varie realtà. 

Nel 2020 i numeri parlano chiaro, abbiamo perso molto… chi il 30%, chi il 40%, chi più del 50%. Sono arrivati in forma di aiuto/ristori cifre irrisorie con cui siamo forse riusciti a pagare qualche affitto e qualche bolletta. Abbiamo deciso di tornare a farci sentire perché da fine 2020 non abbiamo visto alcun aiuto e/o avuto nessuna notizia certa da parte delle varie istituzioni. Stiamo ancora aspettando i Ristori di Natale…

Per questo, oggi 13 marzo 2021 affiggeremo nei nostri locali dei cartelli chiari, shock direbbe qualcuno. Un’altra tappa per far sentire la nostra voce sarà quella di partecipare al Consiglio comunale aperto del Comune di Ancona previsto per lunedì 15 marzo. Ovviamente, sarà online. Invitiamo tutti a seguirlo e in particolare a sostenere le piccole attività oggi più che mai».

Adesioni in aggiornamento dei locali che aderiscono alla protesta: 

-Giovanna Burattini ” Bar del Pinocchio ” Ancona

-Nicolas Mobili ” Spaghetteria n.9 ” Ancona

-Gianni Polidori bar ” Dolce e Amaro ” Ancona

-Massimo Sturani ” Maxi bar ” Ancona

-Simone Vannini ” Caracas Cafè ” Falconara

-Alessandro Pacetti pub ” Pacio’ s ” Ancona

-Pierpaolo Orlandini ” Pippo bar ” Ancona

-Alessandra e Roberto Genga ” Caffè Centrale ” Loreto

-Alice Daniele e Giordano Andreatini trattoria ” Clarice ” Ancona

-Sabrina Bruschi ” Birreria delle Grotte ” Loreto

-Deborah Sallei ” Caffè Mirum ” Ancona

-Angela Rapanotti e Mauro Franceschini pub ” Paspartù ” Ancona

-Mirko e Margherita Malatini osteria ” Poesia a tavola ” Recanati

-Massimo Silvia Raffaella Lombardi ristobar ” ANTone ” Ancona

-Corrado De Santis pub ” Gasoline ” Ancona

-Roberto e Antonella Colella pub ” Donegal ” Ancona

-Monica bar pizzeria ” Al punto giusto ” Ancona

-Nicola Carriero ex bar ” La rotonda ” Ancona

-Daniele ex bar ” Car Caffè ” Ancona

-Mirco bar pizzeria ” Mirò ” Recanati

– Ilenia Orologio pasticceria ” Tesoro ” Falconara

-Michele Fusillo piadineria artigianale ” Magritte ” Loreto

-Marco Stecconi stabilimento balneare ” Repubblica Libera di Bananas ” Marina di Montemarciano

-Federico Gasparroni ristorante ” Il rustico ” Ancona

-Elisabetta Pincini ristorante ” Zucchero a Velò ” Ancona

-Fortunati e Zarletti ristorante ” Dò vizi ” Ancona

-Gilberto Frontini ristorante ” Al girarrosto ” Loreto

-Caterina Torresi bar pizzeria ” La gatta Mimì ” Recanati

-Luca Falaschini pub ” GreenDoor ” Recanati

-Iosilito Gioacchini ” Caffè della Piazza ” Osimo

-Antonietta ristorante pizzeria ” La torre antica ” Recanati

-Luca Zito e Paolo Genovesi ” Il brillo parlante ” Ancona

-Barbara Pergolini ” Mangio ergo sum ” Ancona

-Daniele Pietroni e Sofia Gemini ” Zazie ” Ancona

-Silvia Vitali ristorante ” A Silvia ” Recanati

-Giorgio Santini ristorante ” La Baita ” Arcevia

-Luca Incicco ” Bar gelateria Centrale ” San Ginesio

-Stella Achard “Vagamondo” bistrot letterario Ancona

-Lisandro Nunez “Domus Pizza” pizzeria Ancona

-Alessia Carloni e Francesco Urbinati “Borgo Rodi Bar” Ancona

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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