Jesi – La Polizia arresta un latitante 50enne

Era fuggito dalla Puglia perché condannato per maltrattamenti in famiglia. Rintracciato e arrestato a Jesi

Jesi – Dopo il fermo del latitante avvenuto il 2 giugno, ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato di P.S. di Jesi hanno proceduto all’arresto di C.P. di 50 anni in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Foggia.

L’uomo era ricercato per maltrattamenti commessi nei confronti della moglie e dei figli e, nonostante il divieto di avvicinamento ai familiari emesso dall’autorità giudiziaria, aveva continuato nella sua attività persecutoria per cui era stato disposto l’ordine di carcerazione.

Il predetto si era reso irreperibile.

Un arresto operato dalla polizia (foto di repertorio)

Da qualche giorno era stata segnalata a Jesi la presenza di alcuni soggetti non conosciuti per cui sono state disposte indagini meticolose.

Gli agenti hanno atteso che i due soggetti si aggirassero per Jesi per procedere al loro controllo in via Papa Giovanni XXIII.

Fermati, entrambi pregiudicati ,uno di loro era risultato destinatario di un ordine di carcerazione per cui è stato accompagnato in Commissariato per l ‘identificazione, e successivamente associato alla casa circondariale di Montacuto.

L’uomo non ha risposto alle domande degli inquirenti sul perché avesse scelto Jesi come luogo per rendersi irreperibile, ma ha dichiarato che si muoveva soltanto in orari caldi della giornata al fine di evitare i controlli ed essere notato.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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