Jesi – Per produrre Elettracity raccolti ad oggi 156mila euro

Successo della campagna di equity crowdfunding per il quadriciclo solare 100% elettrico e made in Italy. Oltre 30 i soci sottoscrittori e raccolta prorogata al 13 febbraio

Jesi, 18 gennaio 2021 – Boom di sottoscrizioni per ElettraCity, il quadriciclo solare 100% elettrico e made in Italy ideato e realizzato dalla pmi innovativa marchigiana Limcar. La raccolta di capitali in equity crowdfunding, lanciata sulla piattaforma online www.opstart.it per industrializzare il veicolo, ha suscitato grande interesse tra gli investitori anche locali, ad oggi oltre 30, che hanno scelto di puntare sul progetto consentendo di volare a quota 156mila euro. Superato abbondantemente il target minimo di 40 mila euro della campagna, l’obiettivo massimo dei 300mila euro si fa sempre più concreto e per raggiungerlo la scadenza della raccolta è stata prorogata al 13 febbraio 2021.

ElettraCity

«Siamo davvero felici di aver ricevuto l’apprezzamento e la fiducia degli investitori – commenta Veronica Fermanelli, giovane responsabile commerciale di Limcar – il processo di omologazione per ElettraCity è già in corso e queste risorse ci consentiranno di avviare le fasi di industrializzazione. Ora puntiamo a raggiungere l’ambizioso traguardo dei 300mila euro, per lanciare ElettraCity su scala ancora più ampia, sia sul piano della produzione che dello sviluppo commerciale. Tutto ciò ci permetterà di valorizzare il made in Italy e offrire nuove opportunità occupazionali ai nostri giovani».

Jesi – Veronica Fermanelli, responsabile commerciale di Limcar 

Il raggiungimento dell’obiettivo massimo consentirebbe l’ingresso nel mercato con la produzione di 472 esemplari di ElettraCity nei prossimi 5 anni e un potenziamento del business, con la previsione, nello stesso arco temporale, di ricavi stimati per circa 3 milioni di euro. Numeri importanti per la pmi con sede a Jesi (AN), accompagnati dall’attivazione di una rete di distributori su territorio nazionale con funzioni anche di manutenzione e assistenza e l’avvio della vendita (anche online), rivolta sia a privati che ad aziende (quali società di rental e di car sharing), con successiva apertura anche al mercato internazionale.

ElettraCity nasce come soluzione semplice ed ecologica per la mobilità urbana. Piccola, maneggevole ed economicamente accessibile, consente di circolare agevolmente nei centri storici e nelle ztl, non teme blocchi del traffico per inquinamento ed è una valida alternativa al mezzo pubblico viste le limitazioni legate alle misure anti-Covid. La sua particolarità è il tettino fotovoltaico integrato, che fornisce un’autonomia supplementare fino al 30% della carica totale.

ElettraCity nella versione turistico-ricettiva

ElettraCity raggiunge la velocità di 45 km/h (limite definito per legge), ha un’autonomia che va dai 60 ai 200 chilometri (viste le possibilità di personalizzazione) ed è alimentata da batterie al litio di proprietà. Ospita due passeggeri e può essere guidata dall’età di 14 anni. Progettata e realizzata in Italia con design e tecnologia brevettati, vede tra i dispositivi più evoluti le batterie estraibili, utili per un cambio rapido di batteria senza attendere i tempi della ricarica da colonnina, e la App per visualizzare la posizione del veicolo e monitorare i parametri principali di funzionamento.

Limcar

è una pmi innovativa con sede a Jesi (AN) che opera nel campo della progettazione e realizzazione di quadricicli elettrici made in Italy. Il team è composto da giovani professionisti formati nel settore delle energie rinnovabili e di figure esperte operanti nel settore automotive da oltre 20 anni. Limcar nasce nel 2015 come spin-off di Green Vehicles, azienda jesina specializzata nella produzione di veicoli elettrici, nell’obiettivo di realizzare il progetto ElettraCity, il quadriciclo 100% elettrico e made in Italy pensato come soluzione semplice ed ecologica per la mobilità urbana.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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