Isa Yachts , il gruppo Palumbo incontra l’assessore regionale al lavoro

Illustrate le azioni per la salvaguardia occupazionale

Ancona – L’amministratore unico di Palumbo Ancona Shipyard ISA, Giuseppe Palumbo, ha incontrato in Regione l’assessore al Lavoro Loretta Bravi e il dirigente del settore Formazione e Lavoro Fabio Montanini per illustrare le attività di rilancio del cantiere navale dorico e le azioni messe in campo per la salvaguardia occupazionale.

L’incontro, a cui hanno preso parte anche l’avvocato Maurizio Rumolo, legale del gruppo partenopeo, e il responsabile delle Relazioni Industriali per Confindustria Ancona, Paolo Centofanti, è stato sollecitato da Giuseppe Palumbo per rimarcare il pieno rispetto degli accordi sindacali e mettere al corrente la Regione dell’inesattezza delle informazioni diffuse dai sindacati che, con il loro atteggiamento, stanno ostacolando la serena gestione del progetto di sviluppo del cantiere.

Giuseppe Palumbo
Giuseppe Palumbo, amministratore unico di Palumbo Ancona Shipyard ISA

«Siamo molto amareggiati – commenta Giuseppe Palumbo – dalla condotta delle organizzazioni sindacali. Da parte nostra, riteniamo di aver già fatto tanto, più del dovuto, accollandoci il pagamento del Tfr e degli stipendi arretrati che i dipendenti avanzavano dalla vecchia società e offrendo un incentivo all’esodo di 30 mila euro per i lavoratori in esubero.

Da sempre crediamo nel dialogo purché improntato sull’obiettività. In questo caso abbiamo la sensazione che i fatti vengano distorti da chi dovrebbe tutelare tutti i lavoratori e quindi anche i 50 reintegrati».

Giuseppe Palumbo e l’avvocato Rumolo hanno ripercorso le tappe di quanto fatto e accaduto dal subentro del gruppo partenopeo nella gestione dello stabilimento di Ancona  specializzato nel settore degli yachts di lusso.

Con l’acquisizione del cantiere, nel luglio scorso, sono stati sottoscritti numerosi accordi sindacali che prevedevano il rilancio del cantiere mediante la messa in produzione di due yacht e l’assorbimento nell’arco dell’anno di cinquanta lavoratori.

Con l’impegno di assumere altre 10/20 unità nel caso di ingresso di una terza commessa sempre nel primo anno di attività. La società ha quindi avviato una delicata fase di start up, tenuto conto che il cantiere era fermo da circa un anno e mezzo e prossimo al fallimento totale.

Uno Yacht uscito dai cantieri Palumbo di Napoli
Uno Yacht uscito dai cantieri Palumbo di Napoli

Grazie all’impegno personale della proprietà e agli investimenti man mano attuati il programma dei rientri ha in realtà bruciato le tappe, con 50 lavoratori (su 85 rimasti), reintegrati in soli quattro mesi.

Nonostante l’importante risultato, a partire dal 19 agosto 2016, i sindacati hanno iniziato a tenere nei confronti della società un atteggiamento di strumentale ostilità finalizzato a strappare una buonuscita, non contemplata negli accordi, di rilevante entità economica per i lavoratori che non sarebbero stati riassorbiti.

Queste immotivate recriminazioni hanno finito per compromettere il piano di rilancio del cantiere e l’immagine di Palumbo al punto tale che, a dicembre, un armatore ha addirittura ritirato un ordine relativo a importanti lavori da effettuare su una nave. Opere che sarebbero state realizzate nello stabilimento dorico.

La mobilitazione sindacale dunque si sta dimostrando controproducente per gli investimenti dell’azienda, con il rischio di gravi ricadute sulle opportunità economiche e sui livelli occupazionali. Pressata da queste inusuali iniziative, Palumbo Ancona Shipyard ISA ha avviato faticose trattative volte, da un lato, a trovare una soluzione in grado di dar seguito alla richiesta dell’ incentivo per il lavoratori in esubero e, dall’altro, a garantire lo stabile impiego dei 50 dipendenti assunti, lo sviluppo del cantiere e gli investimenti programmati e quotidianamente attuati.

Dopo una prima proposta rifiutata, la proprietà ha formulato una seconda e definitiva offerta di 30 mila euro per i dipendenti in esubero interessati alla buonuscita. Ciononostante, nell’assemblea del 22 febbraio, anziché valorizzare gli sforzi compiuti e illustrare i contenuti concreti della proposta aziendale, i sindacati  hanno tratto argomenti per rilanciare nuove iniziative finalizzate a creare indebite pressioni.

«Sono soddisfatto dell’incontro di oggi – conclude Giuseppe Palumbo – le istituzioni devono conoscere gli esatti termini della vicenda e compiere ogni sforzo per salvaguardare quanto sin qui attuato, valorizzando le prospettive di sviluppo del territorio e restituendo a ciascuno il proprio esatto ruolo, così da evitare l’esercizio arbitrario delle prerogative sindacali».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Lettera aperta alla signora Elsa Maria Fornero

L’ex ministro del lavoro “madre degli esodati” torna a Palazzo Chigi come consulente


Camerano, 21 luglio 2021 – Leggo e riporto da Wikipedia: “Elsa Maria Fornero è un’economista, accademica ed ex politica italiana. Ha ricoperto la carica di ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 nel governo Monti”.

Leggo e riporto da Il sole 24 ore: “sindacati, M5S e Lega in pressing contro il ritorno alla Fornero. Il 27 luglio parte il tavolo sul “dopo-Quota 100”. Una parte della maggioranza in fermento e spinge per flessibilità in uscita e Quota 41. Il Mef rimane cauto. E la stessa cautela sembra mostrare Palazzo Chigi, dove, nello stesso momento in cui comincia a diventare caldo il tema-pensioni, approda proprio la professoressa Elsa Fornero, che farà parte della squadra di consulenti e “consiglieri” del Comitato d’indirizzo per la politica economica…

Una notizia che ha mandato molti italiani in fibrillazione. Tra questi, un nostro lettore che ha inviato in redazione una lettera aperta indirizzata alla Signora che, ovviamente, non potevamo mandare sotto silenzio. Eccovela.

Cara signora Elsa Maria Fornero (foto by Wakeupnews),

in tutta sincerità e tantissimo rancore – quello che lei ha prodotto in me durante questi ultimi, lunghi, sofferti sette anni cui lei mi ha condannato per il reato (mai commesso) di “esodato” – ma davvero ha la faccia tosta di ripresentarsi a Palazzo Chigi? Ma… davero, davero? come direbbe Brignano.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero sa cosa significhi essere condannati – senza aver commesso reati di sorta – a non percepire per sette anni una pensione sacrosanta maturata legalmente? No che non lo sa, perché se lo sapesse quella sua legge, nove anni fa, non l’avrebbe mai firmata.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero non si è resa conto che in sette anni mi ha sottratto (che poi sarebbe un eufemismo) – moltiplicato per migliaia e migliaia di italiani come me – circa 50mila euro che moltiplicati per mille fanno cinquanta milioni? Oh, certo, non sono soldi che lei si è messa in tasca; sono però soldi che lei ha ordinato e permesso di sfilare dalle mie tasche, ed è ovvio che m’importa poco dove siano finiti o come siano stati spesi. Erano miei e lei ha ordinato che non mi venissero riconosciuti. L’ha fatto di sua iniziativa, senza neppure domandarmi se fossi d’accordo!

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, si è mai resa conto che l’ammontare mensile della mia pensione, che lei per sette anni mi ha negato, era pari a quanto guadagnato da lei in un giorno da ministro? E questa riflessione mi fa giungere alla conclusione che quelle sue famose lacrime versate all’annuncio della sua legge, erano lacrime d’un coccodrillo strapagato e anche un tantino ipocrita. Perché vede, lei non era obbligata a firmarla quella legge. Se davvero – come disse – comprendeva il dramma in cui stava per far sprofondare migliaia e migliaia di italiani, avrebbe potuto dire no.    

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, per favore, mi ascolti. Di danni ne ha fatti già abbastanza. Dica al premier Draghi che ci ha ripensato e se ne resti a casa. A 73 anni, non credo lei abbia ancora bisogno di ulteriore visibilità. Anche perché a me, sinceramente, di saperla lì un po’ inquieta, anche se ci sta aggratis. Resti a casa, per favore. Se non lo vuole fare per la sua, lo faccia almeno per la mia dignità e per quella di migliaia e migliaia di italiani da lei esodati. Un favore, dopo averci condannato a sette anni di sacrifici, potrebbe anche farcelo, non crede?

(segue firma)

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