GdF Pesaro: sequestrati uffici e abitazione di un imprenditore fanese

Era già stato condannato a 3 anni di reclusione per aver distratto dalle sue società circa sei milioni di euro

Fano – In esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, la polizia tributaria ha posto i sigilli all’abitazione e agli uffici, ubicati in uno storico complesso fanese, di proprietà di un imprenditore della stessa città.

L’imprenditore, titolare di numerose società operanti nel settore della pubblicità, dei call center, della ristorazione e della gestione di spiagge in Fano (PU) e Senigallia (AN), a maggio dello scorso anno era stato arrestato, nell’ambito dell’operazione “ultima spiaggia” condotta sempre dalla Guardia di Finanza di Pesaro, per il reato di bancarotta fraudolenta.

Era stato infatti accertato che il citato imprenditore aveva distratto dal patrimonio delle società fallite a lui riconducibili circa 6 milioni di euro e, per tali fatti, aveva deciso di patteggiare la pena di 3 anni di reclusione.

Tuttavia, le successive indagini hanno consentito, tra l’altro, di rilevare che una delle suddette società fallite aveva omesso sistematicamente di versare, nel corso degli anni, l’Iva e le ritenute sulle imposte sui redditi; una condotta questa che integra un altro reato di natura tributaria.

Pertanto, i finanzieri hanno richiesto ed ottenuto dall’A.G. l’emissione del decreto di sequestro per equivalente per un importo di euro 728.350,00, pari alle imposte dichiarate e non versate. In sintesi, l’attività investigativa svolta della fiamme gialle pesaresi si è rivelata determinante per la dichiarazione di fallimento di un’ulteriore impresa individuale, la cosiddetta holding personale operativa.

In tale contesto, è emerso il ruolo dominante dell’imprenditore nell’ambito di un gruppo di società “regolarmente” depauperate per favorire l’arricchimento personale a danno di terzi e dei dipendenti.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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