GdF Macerata scova un’altra piantagione di marijuana

Sequestrate 80 piante di marijuana, 80 grammi di sostanza essiccata dello stesso tipo, oltre un chilo di polvere da sparo, pistole, fucili e armi bianche

Macerata – Operazione dei finanzieri della Compagnia di Macerata a contrasto dello spaccio di stupefacenti: sequestrati 80 piante di marijuana e 80 grammi di sostanza essiccata dello stesso tipo di stupefacente oltre ad attrezzatura varia per la coltivazione in serra.

Durante l’operazione è stata altresì sequestrata oltre un chilo di polvere da sparo e ritirate, in via cautelare, armi da fuoco e armi da “punta e da taglio”.

Macerata – L’arsenale sequestrato dalla Guardia di finanza, in via cautelativa, a casa del responsabile della piantagione di marijuana

A seguito di attività info-investigativa, scaturita dal quotidiano controllo del territorio e con specifica attenzione al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, i finanzieri del Nucleo Mobile della Compagnia di Macerata sono riusciti ad individuare un’abitazione, peraltro dichiarata inagibile a seguito degli eventi sismici, nella quale vi era il forte sospetto vi fosse occultata una serra per la coltivazione di marijuana.

Dopo una serie di appostamenti, i finanzieri hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione che dava loro ragione. All’interno, i baschi verdi hanno trovato una serra adibita a coltivazione di piante di marijuana e tutte le attrezzature e i materiali utili alla produzione ed al confezionamento per fini di spaccio dello stupefacente ricavato.

Complessivamente, sono state sequestrate 80 piante di marijuana e 80 grammi di sostanza già essiccata e pronta per lo spaccio. Sequestrata anche l’attrezzatura ed i fertilizzanti utilizzati per la coltivazione della marijuana, il cui valore si stima intorno ai 20 mila euro.

In concomitanza, è stata eseguita un’altra perquisizione a casa del responsabile, un cittadino italiano munito di licenza di porto d’armi per uso sportivo.  Qui, i finanzieri hanno sequestrato 1,2 chili di polvere da sparo detenuta illegalmente, e ritirato in via cautelare, ai sensi delle leggi in materia di Pubblica Sicurezza, due pistole, tre fucili e una carabina, oltre ad armi da punta e da taglio.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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