Filottrano – In migliaia per il saluto a Michele Scarponi

Anche il campione del mondo Sagan. Toccanti gli interventi

Filottrano – C’era tutto il mondo del ciclismo o quasi a salutare nell’ultima tappa terrena Michele Scarponi, morto sabato in un incidente in bici sulle strade filottranesi. Nel rettangolo verde del San Giobbe che si è trasformato in una grande chiesa. Dove migliaia di persone di tutte le età hanno voluto salutare il Capitano.

Migliaia le persone intervenute al San Giobbe per l’ultimo saluto a Michele Scarponi

”Ciao Capitano” l’ha chiamato così il ct della Nazionale di ciclismo Davide Cassani. Che ha ricordato i suoi trionfi, non numerosi come quelli di Eddy Merckx ”ma per generosità, professionalità, attaccamento alla famiglia e al lavoro sei stato come lui”. Cassani gli ha poi regalato quella maglia azzurra che voleva affidargli l’anno prossimo nel mondiale di Innsbruck. Difficilissimo, ma Scarponi purtroppo non ci sarà.

A destra, Davide Cassani, ct della Nazionale di ciclismo 

Nello stadio di Filottrano c’era anche la maglia iridata Peter Sagan, ma anche l’ultima maglia rosa Vincenzo Nibali. Tanti campioni nazionali e internazionali, ma anche corridori, o ex, marchigiani come Andrea Tonti, Simone Stortoni, Francesco Lasca. Toccante il momento dell’entrata della bara in campo portata a spalle dai compagni di squadra nell’Astana e accompagnata da un lunghissimo applauso. Dietro la famiglia Scarponi, con babbo e mamma di Michele, fratello e sorella e la moglie Anna con i due gemellini, Giacomo e Tommaso, che hanno deposto due mazzi di fiori sulla bara del babbo.

La bara di Scarponi portata in spalla dai compagni di squadra dell’Astana 

Momenti toccanti come l’omelia del cardinale Edoardo Menichelli che ha messo in risalto tre idee: ”Diritto al lamento e pianto, speranza, memoria. Non c’è una risposta, un tempo utile per morire”. Ricordando la sua tragica esperienza familiare dove ha perso da bambino entrambi i genitori. ”Perché? Me lo domando da 67 anni”.

il cardinale Edoardo Menichelli ha officiato la funzione funebre

Toccante anche il ricordo di Marco, il fratello di Scarponi che ha ringraziato dell’enorme affetto dimostrato dalla gente e che ”nelle gambe non ci sono solo fatica e sacrificio e duri allenamenti, ma un 1% si chiama storia con la maiuscola, collettiva che ci commuove e ci fa innamorare al ciclismo”. Ha parlato anche il sindaco di Filottrano Lauretta Giulioni che ha promesso che non mancheranno le iniziative ”per ricordare il nostro campione”. Presente anche l’allenatore Roberto Mancini che ha etichettato Scarponi come “una persona splendida, un marchigiano doc”.

Due ore di cerimonia, poi il lancio in cielo di palloncini gialloblu, i colori dell’Astana, e la gente che come in una corsa a bordo della strada, lo ha salutato verso l’ultima tappa, la più brutta, verso il cimitero locale.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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