Festività natalizie: “falchi” e “pantere” vigileranno su tutto il capoluogo

Ancona. I “Falchi” sono poliziotti come tanti altri che lavorano quotidianamente alla Questura di Ancona ma hanno in più una particolare predisposizione per la guida di motociclette.

I poliziotti in moto affiancheranno le volanti per tutto il periodo delle fstività natalizie
I poliziotti in moto affiancheranno le volanti per tutto il periodo delle fstività natalizie

I “Falchi” vennero fondati agli inizi degli anni settanta, a Catania dal Questore Rossi, come 5ª sezione della Squadra Mobile: poliziotti preposti esclusivamente alla repressione dei crimini di strada, tant’è che sono denominati “Agenti della Squadra Antiscippo”.

Il personale, preposto al contrasto del crimine diffuso, opera esclusivamente in abiti civili ed in coppia, a bordo di normali motoveicoli non caratterizzati dai classici colori di istituto.

I “Falchi” della Squadra Mobile, generalmente, sono giovani pieni di entusiasmo, vestono casual e non disdegnano orecchini e tatuaggi (purché non troppo vistosi!)

Durante il periodo delle festività natalizie anche Ancona avrà i suoi “Falchi” che concorreranno insieme alle “Pantere” delle Volanti, moto e automontate, ai controlli straordinari del territorio.

I Falchi della Polizia lavorano con le moto
I Falchi della Polizia lavorano in abiti civili e in coppia, utilizzando motocicli come mezzo per muoversi

Sarà una nuova strategia in più nei confronti della criminalità predatoria, dati gli intrecciati e particolarissimi dedali di vicoli, stradine e piazzette che caratterizzano la città dorica». Così il Questore Capocasa ha voluto presentare l’impiego delle pattuglie motomontate.

L’impiego delle moto della Polizia saranno un’arma in più per il controllo del territorio, in quanto permettono spostamenti rapidi ed efficaci non solo nel centro storico ma anche nelle periferie, nelle frazioni, lungo le aree verde, il litorale e le strade che si snodano lungo la costiera.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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