Falconara – Ubriaco alla guida urta una Fiat Punto in sosta e scappa. Rintracciato

È un 49enne di Falconara Marittima. I Carabinieri di Ancona lo hanno identificato in pochi minuti grazie ai pezzi lasciati per terra dalla sua Ford Fiesta

Falconara Marittima, 20 giugno 2020 – Erano circa le 21 di ieri sera quando, in Via Giacomo Leopardi, un 87enne del posto ha sentito un forte boato provenire dalla strada. Affacciatosi alla finestra ha avuto l’amara sorpresa di scoprire che la sua macchina, una Fiat Punto parcheggiata regolarmente, era stata investita da un’altra auto che subito dopo l’urto è scappata via.

Prontamente l’uomo ha chiamato il 112, il numero di pronto intervento dei Carabinieri, ed ha segnalato l’accaduto. Nel volgere di pochi istanti sul posto è intervenuto un equipaggio della Sezione Radiomobile del Norm Carabinieri di Ancona, che ha constatato i danni subiti dalla Punto dell’87enne: ruota, deflettore, specchietto retrovisore e carrozzeria danneggiati nella parte anteriore sinistra.

Un automobilista sottoposto al test dell’etilometro (foto d’archivio)

Ai militari, però, non è sfuggito che sul punto dell’urto c’erano anche pezzi lasciati dall’auto che si era data alla fuga: la borchia di una ruota con lo stemma Ford, la calotta grigia di uno specchietto retrovisore con annesso indicatore di direzione riconducibili ad un modello di vettura della stessa casa automobilista. Sulla scorta di questi elementi, i Carabinieri hanno impiegato pochi minuti ad individuare in Via Puglie una Ford Fiesta di colore grigio che circolava priva delle parti lasciate poco prima sul luogo dell’incidente.

Il conducente della Fiesta, fermato ed identificato, è risultato essere un 49enne di Falconara Marittima in evidente stato di ubriachezza. Sottoposto all’etilometro, gli è stato accertato un tasso alcolemico nel sangue pari a 1,34 g/l, quasi tre volte superiore al limite consentito. Un eccesso smodato di bevute che gli ha prodotto una denuncia per guida in stato di ebbrezza e il ritiro della patente.

 

redazionale

© riproduzione riservata

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo