Falconara – Dal 10 marzo in una farmacia c’è il kit anti Covid-19

Finita la caccia a mascherine e gel per le mani. Istruzioni per l’uso

Falconara, 9 marzo 2020 – Da settimane è caccia alle mascherine, ma da domani arriva a tempi record un nuovo rifornimento alla Farmacia Galatello, a pochi metri dalla stazione ferroviaria. Disponibile il kit ‘anti-coronavirus’ comprensivo di mascherina e gel per la detersione delle mani.

Falconara – Il dott. Luigi Galatello

«Sono orgoglioso di essere riuscito a reperire questo prodotto così ricercato in questo periodo. Inutile dire che la clientela da giorni ci richiedeva le mascherine protettive – dichiara il titolare della farmacia, il dottor Luigi Galatelloe da martedì finalmente le possono trovare presso il nostro punto vendita. Insieme al rifornimento delle tanto ricercate protezioni per naso e bocca, inoltre, siamo già in grado di fornire anche il gel antibatterico, che pure era diventato introvabile in questo periodo».

E se nel mondo reale le mascherine sono pressoché introvabili, in quello virtuale i prezzi sono presto diventati stellari. La farmacia di Falconara è riuscita ad assicurarsi una prima consegna di 300 mascherine da un loro fornitore di San Marino, e altrettante confezioni di gel sempre dall’Italia. Un quantitativo: «davvero minimo rispetto all’enorme richiesta – ha confessato il dottor Galatello – e auspico di poter aumentare le consegne per la prossima settimana».

Si ricorda che prima di indossare la mascherina è necessario lavare bene le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica, utilizzarla in maniera tale che copra bene sia il naso sia la bocca ed assicurarsi che aderisca correttamente al volto. Togliendo la mascherina è importante evitare di toccare la parte anteriore, inserirla in un sacchetto chiuso prima di buttarla e lavarsi nuovamente le mani.

«Consigliamo di cambiare la mascherina quando diventa umida. Una volta tolta, la mascherina protettiva non deve mai essere riutilizzata: va sempre sostituita con una completamente nuova» specifica il dottor Galatello.

La farmacia di Falconara invita la propria clientela a rispettare le misure di distanza previste all’interno delle ultime disposizioni sanitarie emanate dal Governo, e si riserva pertanto di consentire l’accesso ad un circoscritto numero di persone alla volta. Il farmacista ed il suo staff da alcune settimane hanno anche attivato il servizio WhatsApp: sarà sufficiente inviare la richiesta del prodotto o del farmaco desiderato al numero 331 8830172, attendere il riscontro dal personale e recarsi in farmacia soltanto per il ritiro della merce ordinata, snellendo sensibilmente la fila al bancone.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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