Fabriano – Tutti contagiati gli ospiti della Vittorio Emanuele II

Un altro focolaio Covid individuato presso la Comunità la Buona Novella. L’assessore regionale alla Sanità Saltamartini: “L’imperativo è curarli con protocolli e personale ospedaliero”

Ancona, 1 novembre 2020 – Nei giorni scorsi sono emersi due focolai Covid a Fabriano: uno presso la Casa di Riposo Vittorio Emanuele II e l’altro presso la Comunità La Buona Novella. In quello alla Vittorio Emanuele II, nonostante la struttura abbia sempre osservato scrupolosamente tutte le misure per evitare i contagi e il personale si sia prodigato per curare gli ospiti con ogni premura e capacità, si è manifestato il contagio a tutti i ricoverati.

La situazione è stata da subito presa in carico dall’Asur regionale, su sollecitazione dell’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, unitamente al consigliere regionale della Lega Chiara Biondi, i quali hanno chiesto un intervento specifico per le due strutture, con terapie e interventi di tipo ospedaliero.

Chiara Biondi, consigliere regionale

Gli ospiti delle due case di riposo infatti, godono dell’assistenza dei medici di famiglia che tuttavia, nonostante l’impegno, non possono garantire la continuità assistenziale e terapeutica. L’Asur ha così deciso di invertire il sistema facendo seguire i malati direttamente con protocolli farmaceutici ospedalieri Asur.

L’assessore Saltamartini – che ha ringraziato Chiara Biondi per la sensibilità dimostrata – ha detto che in questa fase dell’epidemia è fondamentale salvare le vite di persone a noi molto care che hanno ricostruito l’Italia distrutta da una guerra.

Filippo Saltamartini, assessore alla Sanità della Regione Marche

«Queste persone – ha aggiunto – meritano tutto il sostegno proprio in considerazione della loro fragilità. Stiamo cercando, con un intervento innovativo e l’aiuto di tutti, anche del personale della cooperativa, di trasformare la casa di riposo Vittorio Emanuele II in una quasi corsia di Ospedale, utilizzando professionalità ospedaliere anziché l’assistenza affidata ai soli medici di famiglia. Monitoreremo costantemente la situazione e, nel frattempo, in aggiunta al personale già reperito, la Regione ha richiesto anche l’invio di medici militari».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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