Divieto di avvicinamento alla ex moglie per un romano 53enne

Vessava e ingiuriava ripetutamente lei e i figli

Ancona – Nella tarda serata di ieri i poliziotti della Squadra mobile della Questura di Ancona hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare del divieto di avvicinamento a carico di un uomo italiano del ’64, responsabile di atti persecutori aggravati e violenza privata commessi ai danni della ex moglie.

I continui litigi dovuti ad incomprensioni li avevano portati a separarsi dopodiché, in ossequio alla sentenza di separazione, la moglie si era trasferita da Roma ad Ancona con i figli.

A nulla sono serviti i continui richiami rivolti all’uomo anzi, questo, per ripicca, vessava la donna ingiuriandola in modo minaccioso, generando in lei un fondato timore per la sua incolumità e costringendola, nel contempo, a mutare le sue abitudini di vita.

In particolare M.P. tormentava la sua ex inviandole continuamente messaggi e chiamandola al telefono offendendola e minacciandola, criticandola in merito all’assolvimento dei compiti genitoriali.

In alcune circostanze l’uomo, acceso dalla rabbia, perpetrava ai danni della sua ex ripetute aggressioni verbali fatte d’insulti irripetibili, anche a scuola alla presenza dei figli e delle insegnanti. Con il pretesto di esercitare le proprie facoltà genitoriali, effettuava ripetuti appostamenti presso l’abitazione della sua ex, nonché nei luoghi da questa frequentati.

La disperazione per questo stato di cose ha portato la donna a rivolgersi alla Polizia.

A seguito di una capillare attività di indagine delegata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona e assolta dai poliziotti della Mobile, il Gip di Ancona emetteva l’Ordinanza di applicazione della Custodia cautelare del divieto di avvicinamento di M.P. alla sua ex famiglia.

L’uomo, rintracciato, è stato edotto della sua posizione di indagato e delle prescrizioni impostegli dalla legge.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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