Divieto di avvicinamento alla ex moglie per un romano 53enne

Vessava e ingiuriava ripetutamente lei e i figli

Ancona – Nella tarda serata di ieri i poliziotti della Squadra mobile della Questura di Ancona hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare del divieto di avvicinamento a carico di un uomo italiano del ’64, responsabile di atti persecutori aggravati e violenza privata commessi ai danni della ex moglie.

I continui litigi dovuti ad incomprensioni li avevano portati a separarsi dopodiché, in ossequio alla sentenza di separazione, la moglie si era trasferita da Roma ad Ancona con i figli.

A nulla sono serviti i continui richiami rivolti all’uomo anzi, questo, per ripicca, vessava la donna ingiuriandola in modo minaccioso, generando in lei un fondato timore per la sua incolumità e costringendola, nel contempo, a mutare le sue abitudini di vita.

In particolare M.P. tormentava la sua ex inviandole continuamente messaggi e chiamandola al telefono offendendola e minacciandola, criticandola in merito all’assolvimento dei compiti genitoriali.

In alcune circostanze l’uomo, acceso dalla rabbia, perpetrava ai danni della sua ex ripetute aggressioni verbali fatte d’insulti irripetibili, anche a scuola alla presenza dei figli e delle insegnanti. Con il pretesto di esercitare le proprie facoltà genitoriali, effettuava ripetuti appostamenti presso l’abitazione della sua ex, nonché nei luoghi da questa frequentati.

La disperazione per questo stato di cose ha portato la donna a rivolgersi alla Polizia.

A seguito di una capillare attività di indagine delegata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona e assolta dai poliziotti della Mobile, il Gip di Ancona emetteva l’Ordinanza di applicazione della Custodia cautelare del divieto di avvicinamento di M.P. alla sua ex famiglia.

L’uomo, rintracciato, è stato edotto della sua posizione di indagato e delle prescrizioni impostegli dalla legge.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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