Daje Marche! E il commercio si sposta in rete

Tolentino. Se il terremoto porta via gli spazi del commercio, mi reinvento l’agorà in rete. E’ quello che ha fatto un gruppo di volontari della zona rossa di Tolentino, in provincia di Macerata.

La loro “Amazon” si chiama dajemarche.it. Oltre a essere un augurio, è il nome del sito che fa e-commerce. In un fine settimana ha fatturato più di 18.000 euro, con più di 1000 pacchi inviati in ogni parte d’Italia.

I giovani di Tolentino che hanno ideato Daje Marche
I giovani di Tolentino che hanno ideato Daje Marche

Tutto è partito dalla ricerca della soluzione di un problema. Come svuotare i magazzini da pasta, salumi e sughi, se i negozi si trovano nella zona rossa? L’idea di spostare tutto on line porta la firma di 15 persone e risale a inizio novembre…

“Grafici, programmatori, specialisti del web marketing e comunicazione, fotografi, sviluppatori e tecnici, tutti mossi dal senso di appartenenza e dalla caparbia che contraddistingue gli abitanti della nostra terra”, si definiscono sul sito.

Alcuni prodotti dei tanti proposti sul sito Daje Marche
Alcuni prodotti dei tanti proposti sul sito Daje Marche

Il portale propone di tutto, dalle borse all’abbigliamento, agli articoli per la casa e dello sport e tempo libero. On line, c’è anche la storia di negozi e produttori, l’essenziale del progetto.

E’ stato il tam tam sui social a rendere popolare il sito. In certe giornate, le visite superano i 7000 click. Il gruppo operativo oggi conta 37 persone, ma l’attività è piena espansione.

Tra gli obiettivi c’è la volontà di far nascere e allestire altre iniziative per rianimare i luoghi colpiti dal terremoto.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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