Carabinieri Ancona: resoconto attività del 2019

In diminuzione le rapine e i furti ma crescono i casi di violenza domestica

Ancona, 2 gennaio 2019 – Appena trascorsa la fine dell’anno arriva il bilancio dell’attività dei Carabinieri di Ancona nell’arco di tutto il 2019. Una ‘contabilità’ puntuale che consente una fotografia fedele della sicurezza, del lavoro di indagine e di controllo del territorio tenendo conto che la Compagnia di Ancona coordina l’attività di cinque stazioni carabinieri, disseminate tra il centro e la periferia oltre a quelle della Tenenza di Falconara Marittima.

Al di là dei risultati ottenuti in ogni settore di intervento operativo, il dato che emerge è che i Carabinieri  di Ancona procedono per il 75% dei reati commessi nel territorio della città dorica. Una domanda di sicurezza e soccorso che non è un concetto astratto ma che si è concretizzata in oltre 134.013 richieste cui i Carabinieri di Ancona hanno dato una risposta. Mediamente, solo attraverso il numero unico di emergenza 112, sono arrivate circa 330 domande di aiuto al giorno. A queste si sono aggiunte le richieste fatte direttamente alle Stazioni di Ancona (Centro, Principale, Brecce Bianche, Collemarino e Poggio di Ancona) centro di ascolto dei cittadini dorici.

Le Stazioni, la Tenenza di Falconara Marittima e il Nucleo Operativo e Radiomobile di Ancona, con le loro 4.967 pattuglie, hanno permesso di svolgere oltre 30.000 controlli. Un’attività di prevenzione attuata 24 ore su 24 e che ha portato a identificare 20.876 persone, circa 60 persone al giorno, e a controllare oltre 13.167 veicoli, 33 al giorno, nonché rilevare 114 incidenti stradali.

Nell’ambito dello stesso servizio preventivo sono state elevate 638 contravvenzioni ai sensi del codice della strada nei confronti di automobilisti indisciplinati, per un totale complessivo di circa 200.000 euro, con la conseguente sottrazione di 1.700 punti patente. Nello specifico, sono state sequestrate 85 autovetture sprovviste di assicurazione obbligatoria, elevate oltre 170 contravvenzioni solo per l’uso di telefono cellulare e per il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. Inoltre, sono state 30 le persone segnalate alla Prefettura di Ancona per ubriachezza molesta.

Grazie a questa significativa e costante presenza sul territorio, sono stati assicurati anche 213 servizi di soccorso. Centinaia i contatti che nel corso dell’anno i Carabinieri hanno avuto, soprattutto con persone in difficoltà, che hanno richiesto aiuto per varie motivazioni.

Richieste arrivate tramite i reparti dipendenti, talvolta raccolte per strada dalle pattuglie, per arrivare a quelle giunte telefonicamente. L’attività sul territorio è stata integrata, inoltre, da numerosissimi servizi di ordine pubblico.  Alla crescente domanda di sicurezza i Carabinieri della Compagnia di Ancona hanno  avuto modo di rispondere in modo concreto e soddisfacente: il risultato sono le 625 persone denunciate all’Autorità Giudiziaria, di cui 104 tratte in arresto, 15 per i reati di genere e 24 per reati inerenti il contrasto di sostanze stupefacenti.

Una premiante attività d’indagine che ha consentito di sottoporre a sequestro conservativo un immobile del valore commerciale di circa 500.000,00 euro; 1.200 grammi di sostanza stupefacente, segnalare alla Prefettura di Ancona 57 persone per detenzione di stupefacente per uso personale non terapeutico.

A questi dati va aggiunta anche la massiccia campagna d’informazione contro le truffe attuata attraverso gli incontri nelle parrocchie, e servizi predisposti nei luoghi più isolati e/o maggiormente abitati da persone anziane. A questo risultato lusinghiero, non va sottaciuta la crescita del 13% di denunce per i reati di genere. Il sospetto è che i casi denunciati ai carabinieri per le violenze domestiche siano solo una parte di quelli realmente accaduti, e che gli altri rimangano nel sommerso per la vergogna o per il senso di colpa delle vittime, particolarmente fragili.

Al riguardo, i Carabinieri di Ancona ricordano che il 9 agosto scorso è entrato in vigore il Codice Rosso per i casi di violenza contro le donne. Questa nuova legge ha consentito di evidenziare tale fenomeno, purtroppo sempre presente, e in molti casi alle denunce sono seguiti arresti ed allontanamenti autorizzati nel giro di poche ore, a dimostrazione della volontà del legislatore e delle forze dell’ordine di aiutare le donne vittime di violenza.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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