Carabinieri Ancona – Al Nor il tenente Vittorio De Lisa è il nuovo comandante

Per il tenente Masile, comandante uscente, nuova esperienza nella difficile terra di Melito in provincia di Napoli

Ancona, 10 settembre 2019 – Dopo quattro anni di servizio come Comandante del Nor, il tenente Francesco Masile è stato trasferito a Melito di Napoli dove è andato a ricoprire il comando della locale Tenenza, importante incarico all’interno del Comando Provinciale di Napoli.

Al suo posto è subentrato il tenente Vittorio Tommaso De Lisa, proveniente dal Nor della Compagnia Carabinieri di Pontecorvo (FR). L’Ufficiale, 45 anni, sposato, laureato in Scienze della sicurezza interna ed esterna presso l’Università di Tor Vergata, è originario della provincia di Caserta.

Ancona – a sx: il nuovo comandante del Nor dei Carabinieri tenente Vittorio Tommaso De Lisa. A dx: il comandante uscente tenente Francesco Masile

Il Tenente De Lisa vanta numerose esperienze sia nell’Organizzazione Territoriale che in quella Speciale dell’Arma dei Carabinieri, maturate anche nel ruolo di maresciallo. In particolare nel precedente incarico si è occupato di svariate attività d’indagine che vanno, solo per citarne alcune, dal contrasto allo spaccio di droga, ai reati contro la pubblica amministrazione, dalla piaga dei reati predatori ai reati contro la persona compresi quelli commessi in danno delle vittime vulnerabili.

Tra le operazioni di maggior rilievo del tenente Francesco Masile, quella denominata “libera” eseguita il 2 maggio 2017, che ha visto coinvolta un associazione embrionale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti gestita da personaggi criminali di notevole spessore di origine campana. Nel corso dell’indagine erano stati recuperati 38,3 kg di hashish, 3 kg di cocaina e 0,5 kg di marijuana, e tratte in arresto 21 persone.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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