Attacco a Cgil nazionale: oggi presidio ad Ancona e sedi Cgil Marche

Sabato 16 ottobre manifestazione nazionale a Roma dei tre sindacati per dire no alla violenza

Ancona, 10 ottobre 2021 – Presidio, questa mattina, davanti alla sede della Cgil di Ancona, dopo i gravi episodi accaduti ieri a Roma. Un presidio che ha riguardato tutte le sedi delle Camere del Lavoro nelle Marche come nel resto d’Italia.

Circa 200 persone, oggi, hanno voluto testimoniare la vicinanza alla Cgil, anche con tanti messaggi di solidarietà. Alla manifestazione, oltre a Marco Bastianelli, segretario generale Cgil Ancona, ha preso la parola anche la presidente Anpi di Ancona, Tamara Ferretti.

«È stato un duro attacco alla democrazia, un episodio inedito nella storia repubblicana – dichiara Bastianelli – È il momento di rafforzare l’impegno antifascista, specie in una fase di cambio generazionale. Queste vicende confermano che la democrazia non è mai acquisita per sempre ma va difesa ogni giorno».

Bastianelli ricorda inoltre che: «Il primo impegno è la manifestazione nazionale di sabato prossimo 16 ottobre, insieme a Cisl e Uil, a Roma, per dire no alla violenza e per difendere la democrazia dagli attacchi di violenti e neofascisti. L’attacco alla Cgil e al sindacato è l’attacco al lavoro e a tutta la rappresentanza del lavoro come cuore della democrazia. Chiediamo l’immediato arresto dei responsabili e lo scioglimento di tutte le formazioni neofasciste».

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo