Arcevia – Rapinato l’Ufficio postale di Piticchio

Due banditi armati e incappucciati picchiano l’impiegata e fuggono con 40 mila euro

Arcevia – Due uomini incappucciati, un terzo li aspettava in auto, sono entrati questa mattina intorno alle otto nell’ufficio postale di Piticchio, frazione del Comune di Arcevia. Erano armati con pistola e coltello.

Appena introdotti nei locali, l’ufficio era stato appena aperto, hanno dapprima minacciato con le armi l’unica impiegata presente, poi l’hanno picchiata facendosi consegnare circa 40 mila euro. Subito dopo sono scappati a bordo di una Fiat Punto grigia.

Un posto di blocco del corpo Radiomobile

L’impiegata delle poste, con evidenti lividi al volto, è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia. Una volta medicata e visitata è stata dimessa ed è tornata a casa.

Alla violenta rapina, e all’aggressione all’impiegata, hanno assistito alcuni clienti presenti nell’ufficio postale che, per ovvi motivi, non sono riusciti ad intervenire in suo soccorso.

Le prime indagini, condotte dai carabinieri di Arcevia coadiuvati dai colleghi di Fabriano, non hanno portato sulle tracce dei banditi che sembrano spariti nel nulla. I militi, che possono avvalersi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza, hanno dato corso ad alcuni posti di blocco.

C’è da supporre che i rapinatori conoscessero bene il posto e le abitudini locali, dal momento che l’ufficio postale di Piticchio apre al pubblico solo due volte a settimana.

 

redazionale  


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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