Ancona: una badante italiana truffa l’anziana che assisteva

Con la minaccia di lasciarla sola, le fa firmare un assegno di 1.500 euro

Ancona. La Sezione reati contro il patrimonio della Squadra Mobile ha denunciato per truffa aggravata una badante italiana 52enne di Falconara.

La donna assisteva una vedova 87enne di Ancona che abita da sola in centro, e che dopo una rovinosa caduta era stata costretta ad un ricovero in ospedale, seguito da un lungo periodo di riabilitazione.

I parziali problemi deambulatori avevano convinto i figli a trovarle una badante diurna per le esigenze quotidiane. La 52enne di Falconara era stata consigliata, come accade sovente, da amici comuni.

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I figli dell’anziana si erano detti soddisfatti del comportamento della badante, premurosa e gentile con la loro madre, salvo poi scoprire che dal libretto degli assegni mancava un titolo; messa alle strette, l’ anziana tra le lacrime aveva confessato che la bandante le aveva fatto firmare un assegno, precompilato, per un ammontare di circa 1.500 euro.

Per convincere l’anziana a firmare l’assegno, la badante aveva accampato la scusa di non essere stata pagata settimanalmente come concordato e, per vincere le residue resistenze della donna, che se ne sarebbe andata all’istante lasciandola sola. Intimandole, oltretutto, di non rivelare la cosa ai figli.

Ma questi, da un controllo che effettuavano periodicamente sul conto della madre, hanno ovviamente scoperto l’ammanco e sporto denuncia in Questura.

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Gli investigatori della Squadra Mobile, dopo aver acquisito la necessaria documentazione e sentito i testimoni, hanno riscontrato quanto era stato dedotto in querela, e hanno denunciato la badante per truffa, aggravata dalla minorata difesa dell’ anziana.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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