Ancona. Spacciatore si nascondeva in una grotta: “stanato” dalle pantere

Dopo lo spaccio si rifugiava in una spelonca tra la vegetazione del Cardeto

ANCONA. Arrestato ieri, martedì 6, dagli agenti della Squadra Volante uno spacciatore di eroina.

Il cittadino extracomunitario, originario del Pakistan, classe 1980, pluripregiudicato, irregolare sul territorio nazionale, si rifugiava in una vera e propria tana da dove usciva solo di notte per spacciare droga e per poi rinchiudersi con il bottino pronto per un’altra spedizione.

cardeto

 

Come un animale notturno scendeva in città, avvicinava i clienti e poi… via, si dileguava tra la vegetazione del Cardeto e scompariva nel buio.

Le “Pantere” delle Volanti erano sulle sue tracce e alle prime luci dell’alba lo hanno “stanato”.

I poliziotti hanno battuto tutte le vie di fuga convinti che lo spacciatore restasse nascosto in città, sicuramente in qualche luogo lontano dal centro cittadino, in qualche  anfratto nascosto alla vista.

Intuito giusto ed infallibile.

 

Infatti gli agenti, perlustrando tutte le zone più impervie e difficili da raggiungere con le auto, giungevano davanti ad un pertugio parzialmente nascosto da arbusti e piante rampicanti. Senza fare rumore si arrampicavano fino alla grotta dove sorprendevano nel sonno l’uomo che aveva trasformato quella spelonca nel suo laboratorio dove nascondeva la droga, provvedeva a tagliarla per poi preparare con pazienza certosina tutte le dosi da immettere sul mercato.

 

Il dormitorio

Un amaro risveglio per il cittadino pakistano che, aperti gli occhi, vedeva uno ad uno i volti dei poliziotti della Squadra Volante che, torce in mano, illuminavano a giorno l’antro.

Come un animale in trappola si metteva con le spalle alla roccia e non tentava nemmeno di fuggire, considerato che gli agenti avevano circondato tutta la zona.

Vicino al materasso, fra stracci ed immondizia vi erano circa 5 grammi di cocaina purissima che tagliata avrebbe fruttato allo spacciatore grandi guadagni e poi un bilancino di precisione, due paia di forbici, buste di plastica tagliuzzate, dischetti in cellophane e contenitori in plastica gialla che si trovano all’interno dei famosi ovetti in cioccolato, contenenti sorpresine per bambini, ma per lui un “porta droga” facile da trasportare e nascondere addosso.

Sotto al cuscino vi erano 140 euro in banconote da 5,  10 e 20 euro e due documenti con dati anagrafici di persone che ne avevano denunciato il furto.

Accompagnato presso gli Uffici della Questura veniva sottoposto ai rilievi fotodattiloscopici che ne confermavano le generalità, e facevano emergere i numerosi precedenti penali per reati in materia di stupefacenti e reati contro il patrimonio.

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redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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