Ancona – ‘Sceriffi’ alle fermate degli autobus per il ritorno a scuola

Per scongiurare assembramenti Comune e Prefettura hanno organizzato una rete di osservatori

Ancona – 4 gennaio 2021 – Giovedì 7 gennaio riapriranno le scuole e il cinquanta per cento degli studenti degli istituti scolastici superiori – come disposto dal Governo – tornerà in classe.

L’Amministrazione comunale di Ancona, in accordo con la Prefettura che svolge il coordinamento nel territorio e con le istituzioni scolastiche, sta approntando un macchina organizzativa a supporto del trasporto pubblico locale per agevolare il ritorno a scuola degli studenti in condizioni di sicurezza.

A tale scopo ha organizzato una rete di osservatori, composta da agenti di Polizia municipale e un cospicuo numero di volontari della Protezione civile (Vab, Vigili del fuoco in pensione e Gruppo di Protezione civile comunale), che presidieranno le fermate degli autobus più frequentate per scongiurare assembramenti e perciò possibili veicoli di contagio.

L’Amministrazione comunale, nell’augurare un buon rientro a scuola a studenti e docenti, raccomanda a questi ultimi di porre attenzione sia a terra, sia a bordo dei mezzi, nel  rispettare il distanziamento interpersonale e nell’ indossare sempre le mascherine di protezione. Gli “osservatori” saranno operativi presso le fermate degli autobus sia nella fascia oraria di ingresso che in quella di uscita dalle scuole per dieci giorni, a partire dal 7 gennaio.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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