Ancona – Partite senza intoppi le vaccinazioni over 80 alla Baraccola

Poca attesa all’interno della tensostruttura Paolinelli in Via Schiavoni

Ancona, 20 febbraio 2021 – Sono iniziate questa mattina le vaccinazioni anti Covid destinate alla popolazione sopra gli 80 anni di età, nell’impianto sportivo Paolinelli in Via Schiavoni alla Baraccola.

Un avvio in efficienza, senza lunghe attese che, comunque, non hanno superato più di una decina di minuti, tanto che già intorno alle 11.30 il primo turno di persone da sottoporre alla vaccinazione era concluso. A seguire, all’interno della tensostruttura che solitamente ospita il calcetto, ancora altri turni vaccinali fino alle ore 20.00.

Ogni giorno, dalle ore 8.00 alle ore 20.00 saranno in totale 480 le persone vaccinate nelle cinque postazioni. La vaccinazione interesserà più di 10mila over 80 residenti nei 16 Comuni rientranti nel distretto 7 dell’Area Vasta 2. Dopo 21 giorni dall’inoculazione della prima dose si proseguirà con la somministrazione della seconda e per questo saranno aggiunte altre 5 postazioni.

È ancora possibile prenotare il proprio turno  al numero verde 800.00.99.66 o al sito

http://prenotazioni.vaccinicovid.gov.it con una procedura centralizzata a livello nazionale.

Sul campo, medici e infermieri dell’Asur Area Vasta 2, affiancati anche da volontari della Protezione civile che, con l’ausilio di una pattuglia della Polizia Locale, hanno agevolato l’accesso alla struttura e garantito il rispetto delle distanze interpersonali tra coloro che erano in attesa. Un iter semplice e veloce: dopo l’accettazione, la vaccinazione vera e propria e poi la fase di osservazione di circa 20 minuti.

«L’attività procede bene, non ci sono problemi logistici – ha affermato l’assessore alla Protezione Civile, Stefano Foresi – la struttura è stata dotata di tutta una serie di arredi richiesti dall’Asur per meglio effettuare l’operazione, e le procedure di vaccinazione procedono celermente e in tutta sicurezza. Un ringraziamento a tutti i soggetti istituzionali che hanno collaborato per questo importante momento per i nostri cittadini anziani. Costoro hanno apprezzato tutta l’organizzazione che ha visto un lavoro in sinergia tra Asur Area Vasta 2, Regione Marche e Comune di Ancona».

Il Comune dorico aveva già collaborato con l’Asur in piena emergenza Covid: sia per l’approntamento della postazione per i tamponi all’ex Crass, sia nella messa a disposizione, organizzazione e arredo del Palaindoor per lo screening di massa nei mesi scorsi.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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