Ancona, Macerata, Ascoli Piceno: primo resoconto dei danni prodotti dal sisma

Ancona, Macerata, Ascoli Piceno. Non c’è niente di più subdolo, sleale, rumoroso, terrificante e dannoso come un terremoto. Arriva all’improvviso senza avvisare, a qualsiasi ora del giorno e della notte, con un rombo sordo che sale d’intensità fino ad esplodere al massimo della sua potenza.

Le scosse, le onde e le oscillazioni che produce – spesso con una violenza inaudita – sono capaci di far crollare edifici, straripare fiumi, aprire voragini e crepe ovunque.

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E quando tutto scema e torna il silenzio, lascia dietro di sé un territorio devastato e migliaia di persone perse in una disperazione impotente e incredula. Più è potente lui, maggiore è la devastazione e la nostra incredulità.

Eppure, esiste, c’è da sempre, e torna ogni tanto qui e là a suo piacimento per ricordarci che la natura possiede forze immense che l’uomo non è in grado di governare. Più realisticamente, sul piano geomorfologico, per ricordarci che i continenti poggiano su placche tettoniche che si muovono, si assestano, si attraggono e si respingono in un moto lentissimo e perenne. E che è questo moto a produrre faglie che, vibrando o assestandosi determinano lo spostamento improvviso di una massa di roccia nel sottosuolo. La reazione prodotta in superficie è esattamente ciò che abbiamo vissuto giusto ieri mattina alle ore 7.41.

Scosse telluriche ripetute – se ne sono contate oltre 200 nell’arco delle 12 ore dall’inizio, in un’area di circa 30 chilometri fra Accumoli e Visso – che hanno prodotto danni più o meno rilevanti nelle Marche, concentrandosi al centro sud della regione con maggiore accanimento nella provincia di Macerata, Ascoli e Terni, nell’Umbria. Parecchi danni alle strutture, qualche decina di feriti fra gli umani. Nessun decesso.

I terremoti non uccidono, sostengono i tecnici; a far morti sono le abitazioni e le costruzioni che crollano. Quasi a dire che se una casa è costruita con criterio il rischio è quasi nullo. Può essere che non uccidano di per sé, ma è certo che producono parecchi sfollati. Dopo la scossa di ieri, nelle Marche si contano circa 25 mila sfollati.

«Il numero è più che raddoppiato rispetto all’inizio del sisma – ha dichiarato Luca Ceriscioli, presidente della Regione – ed è destinato a cambiare. Un numero enorme di persone».

Persone a cui bisogna trovare una nuova sistemazione, procurare cibo, beni di prima necessità, un luogo in cui dormire.

Sui danni prodotti alle cose, e alle relative conseguenze, ecco un riassunto più o meno esaustivo – compilato entro le 24 ore dalla prima scossa di ieri – che potrebbe essere destinato a subire modifiche nelle prossime ore.

La Mole Vanvitelliana ad Ancona, chiusa al pubblico per verifiche tecniche
La Mole Vanvitelliana ad Ancona, chiusa al pubblico per verifiche tecniche

Ancona. Qualche edificio danneggiato in città con i vigili del fuoco al lavoro per verificarne la staticità. Dalle 18 di ieri aperto il Palaindoor per accogliere gli sfollati. Sospese le attività didattiche in ogni tipo di scuola, ordine e grado, in attesa degli esiti delle verifiche. Cassati tutti gli appuntamenti culturali e sportivi ospitati nelle strutture comunali o in aree pubbliche, a tutela dell’incolumità del pubblico.

In attesa dell’effettuazione delle regolari verifiche tecniche sono state chiuse la Pinacoteca civica “F. Podesti” e la Mole Vanvitelliana. in attesa di verifiche tecniche.

Le richieste di sopralluoghi a edifici privati per una verifica dello stato dell’immobile vanno inoltrate al numero 071 222 3008.

Cingoli. In città il sindaco Filippo Saltamartini è arrabbiato con le istituzioni. In particolare con il premier Renzi. «Non è vero che non ci lasciano soli – ha polemizzato apertamente – ci hanno già abbandonato. Dal terremoto del 24 agosto nessuno si è degnato di venire qui, la totale indifferenza».

Il sindaco fa riferimento al ponte sul lago di Castreccioni che collega la città alla frazione Moscosi. Una struttura che presenta alcune criticità a diversi piloni di sostegno.

«Per fortuna che lo avevamo chiuso due giorni fa, perché con l’ultima scossa di terremoto le lesioni si sono aggravate. Il ponte – sottolinea Saltamartini – è a rischio crollo dell’84% in caso di terremoto, ma non possiamo intervenire, nonostante il progetto esecutivo pronto. Siamo stati esclusi nel decreto terremoto e dunque dobbiamo rispettare il Patto di stabilità».

Una persona, scappando dalle scosse in preda alla paura, si è ferita ad un ginocchio ed è stata trasportata all’ospedale di Jesi.

Il ponte
Il ponte sul lago Castreccioni a Cingoli

Maiolati Spontini. I vigili del fuoco hanno evacuato i 30 pazienti della casa di riposo Gaspare Spontini. Per i pazienti costretti a letto è stata utilizzata l’autoscala, mentre per gli altri non autosufficienti si è fatto ricorso alle carrozzine per disabili. Tutti trasferiti presso la Casa Paolo VI, sempre a Maiolati.

Dei Comuni che gravitano intorno al Parco del Monte Conero, Camerano, Sirolo, Numana, Osimo, Castelfidardo e Loreto abbiamo riferito nelle relative pagine del giornale.

Recanati. Il sindaco, Francesco Fiordomo, denuncia una profonda fessurazione alla collina ispiratrice dell’Infinito di Leopardi, frutto della scossa di magnitudo 6.5 di ieri mattina. «La fessura – spiega il sindaco – ha messo in evidenza come lo scivolamento a valle, provocato da una grave debolezza idrogeologica, ha fatto danni forse irreversibili».

Porto Recanati. Due persone, impaurite dalle scosse, si sono lanciate dalle finestre dell’Hotel House. Mentre altre due sono rimaste ferite per il crollo di calcinacci provenienti dall’immenso condominio multietnico. Sono tutte ricoverate presso l’ospedale di Civitanova Marche.

L'Hotelhouse di Porto Recanati
L’Hotelhouse di Porto Recanati

Fermo. L’amministrazione comunale ha messo a disposizione di anziani, disabili e famiglie con bambini la palestra di via Leti. C’è gente che ovviamente non se la sente di passare la notte in casa. Inoltre, il campeggio di Marina Palmense e di Lido di Fermo hanno dato al sindaco, Paolo Calcinaro, la disponibilità gratuita delle loro strutture.

Un profugo, in preda al panico, si è lanciato dalle finestre del seminario di Fermo. Non versa in gravi condizioni.

Macerata.  È il primo cittadino della città di San Severino Marche, Rosa Piermattei, a fare il punto della situazione. «Abbiamo circa una trentina di feriti, con escoriazioni leggere provocate dalle fughe da casa. Abbiamo aiutato diversi anziani che erano rimasti in casa dopo la scossa. Chiuso quattro rioni colpiti duramente – continua ad elencare la Piermattei – dove ci sono stati crolli parziali di case, moltissime sono inagibili per le lesioni che hanno subito. Chiese e campanili danneggiati con cadute di cornicioni e materiali vari. Il centro storico è parzialmente chiuso. In piazza del Popolo abbiamo allestito una tenda per raccogliere le segnalazioni dei cittadini”.

A Penna San Giovanni,  su indicazione dei vigili del fuoco, il centro storico è stato chiuso a livello cautelativo. Si vuole procedere ad una verifica approfondita dello stato degli edifici.

Il palazzo comunale presenta diverse lesioni di un certo peso. Una crepa si è aperta sul campanile della Chiesa di San Giovanni, nella piazza centrale.

Nella chiesa di San Giuseppe di Villa Pilotti, fuori dal paese sulla strada verso Sarnano, il campanile è crollato sul tetto della navata centrale, sfondandola.

A Tolentino un pachistano si è gettato nel vuoto dal Motel 77, è ricoverato a Macerata, ma non è in pericolo di vita.

Ascoli Piceno. Il campanile della Chiesa di Sant’Angelo Magno, in città, è gravemente lesionato e potrebbe cadere da un momento all’altro. Le scosse di terremoto hanno aperto uno squarcio nel tetto. I vigili del fuoco contano di metterlo in sicurezza al più presto.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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