Ancona – Licenziamenti alla Popolare di Bari mascherati da trasferimenti?

A denunciarlo è la Fisac/Cgil Ancona e Marche

Ancona, 10 luglio 2018 – Sembra un incubo ma è la triste realtà: il trasferimento al Call Center di Teramo dei quattro dipendenti in servizio presso la filiale di Ancona su un totale di sei, si configura come un vero e proprio invito all’autolicenziamento.

Infatti, per presentarsi al lavoro alle 8,15 a Teramo, dalle Marche centro-nord e utilizzando i mezzi pubblici bisogna partire alle prime luci dell’alba per poi rientrare a casa a notte fatta! Quindi, vista l’impossibilità di attuare questa soluzione, il lavoratore è costretto a prendere casa a Teramo.

Con conseguenze non facili da accettare: stravolgimento della vita familiare (i lavoratori interessati hanno quasi tutti mogli/mariti e figli), raddoppio dei costi di gestione (due affitti, doppie bollette per le utenze, notevole incremento della spesa per i pasti, spese di trasporto…), e notevoli problemi di carattere psicologico che la situazione potrebbe comportare.

Oltretutto, se l’attività che sono chiamati ad espletare è quella di operatore telefonico, non si capisce perché la suddetta attività non possa essere svolta in una sede logisticamente di più facile fruibilità, come d’altronde già attuato in altre realtà bancarie.

Tirate le somme, sembra fin troppo chiara l’intenzione della Popolare di Bari di liberarsi dei dipendenti.

L’ulteriore denuncia degli accadimenti arriva da Fisac/Cgil Ancona e Marche che dichiara: «Nei confronti del comportamento irresponsabile della banca in questione, abbiamo già messo in atto ogni azione possibile per proteggere i lavoratori e le loro famiglie».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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