Ancona – Guida l’auto in Via Tavernelle come se fosse all’autodromo

Anconetano di 37 anni imbottito di alcol denunciato dalla Polizia.

Ancona, 10 luglio 2018 – Erano le 2.50 circa di questa notte quando una pattuglia delle Volanti della Questura di Ancona  ha intercettato una Nissan che a forte velocità percorreva Via Tavernelle in direzione centro.

Oltre alla velocità, a richiamare l’attenzione dei poliziotti è stato il fatto che il guidatore sembrava divertirsi come se stesse guidando in una pista automobilistica zig-zagando a lungo e pericolosamente lungo la carreggiata.

Posto di blocco della Polizia in Ancona

Fermato dopo alcune centinaia di metri, l’uomo è stato invitato a mostrare la patente di guida e dichiarare le proprie generalità. Dopo alcuni secondi di mutismo, il fermato ha iniziato a parlare mostrando tutti gli inequivocabili segni della persona ubriaca, tanto che i rilevamenti dell’alcoltest hanno registrato un valore triplo di alcol nel sangue rispetto al consentito.

Ad aggravare la sua posizione gli accertamenti effettuati dai poliziotti che appuravano come nel febbraio del 2009, nel settembre del 2011 e del 2012 l’uomo fosse stato già multato per guida in stato d’ebbrezza.

Nell’immediato è scattato il sequestro del mezzo, il ritiro della patente e la denuncia a piede libero.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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