Ancona – Giardiniere moldavo disoccupato coltivava marijuana

Aveva trasformato la terrazza di casa in Via Rismondo in una serra

Ancona, 16 gennaio 2019 – Ieri pomeriggio, la Polizia di Stato ha tratto in arresto nel capoluogo dorico un cittadino moldavo che aveva trasformato la sua veranda in una serra per la coltivazione di marijuana, iniziando così una florida attività vicino al Passetto.

Erano le 16.30 circa di ieri quando gli Agenti delle Volanti, che nei giorni precedenti avevano notato un certo andirivieni di giovani in un condominio di Via Rismondo, sono entrati in azione. Nell’occasione, i poliziotti riuscivano a bloccare il giovane moldavo che aveva accompagnato fuori dall’edificio un cliente.

Ancona – a sx: vista dall’alto del terrazzino trasformato in serra in Via Rismondo; a dx: il sacchetto di marijuana trovato dalla polizia

Nel corso del controllo presso la sua abitazione, gli agenti hanno constatato che l’appartamento era munito di una terrazza esterna, a sua volta coperta nella parte superiore da un telone bianco. In pratica, un terrazzo che era stato trasformato in una serra per la coltivazione della marijuana, con tutta l’attrezzatura, bilancini di precisione, lampade, concimi, grinder ecc.. necessari per la produzione della sostanza stupefacente. Oltre ad un sacchetto in plastica contenente una sessantina di grammi di marijuana.

Per tale motivo R. M., trentenne moldavo, giardiniere disoccupato, è stato arrestato con l’accusa di produzione di sostanze stupefacenti.

 

redazionale


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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